Ambiente ed ereditarietà

Il Prof. Renato Dulbecco, Premio Nobel per la medicina, nell'intervista rilasciata a Paolo Guzzanti ha affermato: "Non esiste una trasmissione di caratteri comportamentali (…) Non nego che possa anche passare qualche frammento genetico. Ma diversamente da quel che si crede, sono briciole". "Ma allora i figli, i padri…", chiede l'intervistatore. Il Premio Nobel afferma che è l'ambiente a prendere il sopravvento, tant'è che se Bach avesse adottato un trovatello questi avrebbe potuto sviluppare "un istinto musicale superiore alla media".

Dal punto di vista scientifico è infatti risaputo che l'ereditarietà riguarda solamente i tratti somatici (forma del naso, colore degli occhi, ecc.). È vero che esistono dei caratteri ereditari che influenzano le capacità intellettive, ma la predisposizione ad attività musicali, pratiche, verbali, è pur sempre un'ereditarietà di carattere fisico, nel senso che le strutture cerebrali possono essere più favorevoli e predisposte allo sviluppo di determinate capacità. È poi l'ambiente, nel quale il bambino cresce, a giocare un ruolo determinante nello sviluppo o meno di quelle capacità. In alcuni casi infatti vi può essere un'ereditarietà positiva non sviluppata a causa di relazioni familiari e ambientali negative e in altri invece si può verificare la situazione di patrimoni ereditari medi o inferiori alla media che possono essere sviluppati mediante l'apporto di positive relazioni familiari. Spesso però la paura che certi comportamenti devianti dei genitori biologici possano ritrovarsi nei figli adottivi, pregiudica qualsiasi valido rapporto educativo.

In questi casi il bambino non viene e non verrà mai considerato dai genitori adottivi figlio loro. L'iter scolastico, la carriera professionale, i rapporti con gli amici soprattutto con l'altro sesso, l'appartenenza a questo o a quel partito o sindacato e le altre scelte fondamentali di vita, saranno per lui banchi di prova. Occorre pertanto che le coppie che si accingono ad adottare un figlio siano animate da profonde motivazioni e che non si scoraggino di fronte alle prime difficoltà. Coloro che vivono chiusi in se stessi, ritenendosi detentori di verità assolute, difficilmente riusciranno ad accettare la personalità del bambino e a non essere condizionati dalla sua presunta (e negativa) "ereditarietà morale".