Vari tipi di affidamento

Le difficoltà in cui può trovarsi una famiglia sono molteplici: possono essere più o meno gravi e quindi risolvibili in un tempo più o meno lungo. Per questi motivi vi sono vari tipi di affidamento.

Un bambino può essere affidato a un’altra famiglia:

  • per parte della giornata o della settimana, quando i genitori sono nell’impossibilità di assicurare una presenza costante accanto ai figli;
  • per un tempo breve e prestabilito, quando c’è una necessità transitoria dei genitori, come ad esempio il ricovero in ospedale; il bambino, quindi, sarà affidato a un’altra famiglia, possibilmente già conosciuta dal minore; superata l’emergenza, il minore rientrerà nella sua famiglia e per tutto il periodo dell’affidamento manterrà un rapporto costante con i suoi genitori e gli altri congiunti;
  • per un tempo prolungato: è la soluzione di affidamento più comune, ma anche la più problematica, in quanto non si può stabilire in anticipo la durata precisa; è solo possibile fare un progetto di affidamento per un certo tempo e verificare di volta in volta se è attuabile il rientro oppure se bisogna ricercare altre soluzioni

Queste situazioni, che sono generalmente complesse, richiedono un costante sostegno da parte degli operatori dei servizi assistenziali. Non sempre l’affidamento può concludersi con il rientro del minore in famiglia. Talvolta si protrae oltre la maggiore età, fino al suo autonomo inserimento sociale.

Di fondamentale importanza sono le ricerche scientifiche condotte nel 1950 da John Bowlby per conto dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). I lavori del Bowlby, possono essere così sintetizzati:

  • tutti gli studi e gli esperti che egli aveva consultato in Europa e negli Stati Uniti concordavano nell'affermare che le cure materne e paterne prodigate al bambino nei primi anni di vita rivestono un'importanza fondamentale per l'armonico sviluppo della sua salute mentale;
  • per cure materne e paterne si devono intendere non solo il soddisfacimento dei bisogni fisiologici immediati di nutrimento, assistenza e protezione, ma anche la capacità di assicurare adeguate risposte ai bisogni affettivi e intellettivi del bambino;
  • la privazione prolungata di cure familiari nell'infanzia può avere ripercussioni gravi, talvolta permanenti, sulla formazione del carattere e quindi sulla personalità adulta;
  • sono diverse le conseguenze nel caso in cui il bambino non abbia mai a avuto una relazione stabile e rassicurante con le figure paterna e materna dalla situazione in cui questa relazione invece esisteva ed è stata interrotta;
  • la carenza di cure familiari è negativa per tutto l'arco dell'età evolutiva, dalla nascita all'adolescenza, ma è tanto più grave quanto più si configura come "un'assenza completa". La perdita delle figure materne e paterne è meno grave se è temporanea. Il collocamento in comunità assistenziale deve essere pertanto il più breve possibile e solamente in funzione di una soluzione eterofamiliare da individuare al più presto;
  • le cure familiari di cui il bambino necessita possono essere fornite da persone diverse da coloro che l'hanno generato, purché esse assicurino un legame affettivo intimo e costante, fonte di soddisfazione e gioia;
  • gli istituti educativo-assistenziali, anche se organizzati nei cosiddetti gruppi famiglia, non sono strutturalmente in grado di fornire ai bambini relazioni interpersonali che assicurino loro le necessarie cure familiari;
  • la prevenzione dei danni da carenza di cure familiari può essere attuata assicurando, quando possibile, ogni aiuto alla famiglia d'origine perché possa svolgere adeguatamente il suo compito educativo oppure garantendo ai bambini privi di un idoneo ambiente familiare un'altra famiglia (adozione o affidamento, a seconda della situazione).