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RACCONTARSI A SCUOLA

I 17 bambini della classe (una quarta elementare sono riuniti , seduti in cerchio con me, per l’ora settimanale di un laboratorio di educazione socio-affettiva. Secondo le regole già collaudate, ognuno può mettere per iscritto , come e quando vuole, un proprio pensiero, una riflessione che vuole condividere con i compagni. I foglietti sono in una scatola che verrà aperta dall’insegnante durante il laboratorio.

Quest’anno, qualcuno prova a comunicare subito a voce, e dopo inizia la conversazione. Rimangono due regole fondamentali: tutti sono tenuti a rispettare i contenuti in discussione e si cerca di dare suggerimenti, quando si e’ di fronte ad un problema.

Oggi il discorso parte dal disagio causato da alcuni bambini di altre classi, che durante la ricreazione si comportano in modo aggressivo e prepotente. Durante la conversazione, qualcuno azzarda l’ipotesi che forse questi bambini sono arrabbiati per qualcosa “ perché ci si arrabbia? “ Le risposte sono molte e, tra queste, quella che colpisce di più porta l’attenzione sulla morte di un genitore.

Da qui, si riprende l’argomento già ampiamente trattato lo scorso anno: se un bambino non ha più nessuno che possa occuparsi di lui, può essere adottato.

I bambini vogliono conoscere alcuni passaggi della legge che regola l’adozione in Italia, e sono d’accordo nel sostenere che ogni bambino ha bisogno di un papà e di una mamma. Qualcuno dice che le comunità offrono bravi educatori come sostituti, “che non sono però la stessa cosa di due genitori”.

Con noi c’è Marco, che sta vivendo una situazione di affidamento a rischio giuridico nella sua nuova famiglia da poco più di 7 mesi: Marco non ha mai raccontato di sé, pur essendo un bambino molto espansivo e ben inserito. A questo punto, Marco si rivolge a me e chiede espressamente il mio parere: è meglio una famiglia o una comunità? Io rispondo con fermezza e sincerità, sottolineando la continuità e la forza degli affetti di un papà e di una mamma, pur riconoscendo la bontà e il buon lavoro svolto dagli educatori. Gli altri bambini sono d’accordo con me, e la conversazione è tutta rivolta all’importanza di due genitori per crescere sereni. Marco dice che la comunità va bene perché ci sono tanti giochi e tanti altri bambini con cui giocare, ma certo mancano un papà e una mamma tutti tuoi.

Qualcuno allora gli domanda: “ma come fai a sapere tutte queste cose? che ne sai tu?“.

Marco, molto tranquillamente, risponde:”perché io sono stato adottato!“.

Momento magico: silenzio assoluto in classe, occhi sgranati verso di lui e verso di me.

Domande che si accavallano: “ è vero? tu lo sapevi? (rivolti a me) con tutto il parlare dell’adozione che abbiamo fatto l’anno scorso!….”

Per fortuna, non c’è più molto tempo per parlarne oggi: credo che ognuno di noi abbia bisogno di tempo per assorbire questa novità, e Marco per prendere fiato. Io sono commossa, e si vede: ne approfitto per comunicare ai bambini che stiamo parlando di una cosa molto bella, che ci suscita tante emozioni; abbraccio forte Marco che ha capito al volo il motivo della mia commozione, sorride e mi dice: “su, non piangere!“.

Sicuramente al prossimo incontro la conversazione partirà da dove si è interrotta oggi…… nel rispetto di Marco, della sua storia e del suo desiderio di farsi conoscere… ma intanto abbiamo avuto e avremo ancora la possibilità di crescere un pochino di più tutti insieme.

Considerazioni dell’insegnante (che è anche genitore adottivo)

Come insegnanti, sappiamo che i nostri bambini con una storia difficile hanno bisogno di spazi di elaborazione mentale e crediamo che la scuola abbia una grande responsabilità nell’aiutarli a rielaborare i propri vissuti, condividendoli con gli altri.

Tempo e attenzione al mondo emotivo dei bambini, e tempo per creare un buon clima di classe: sono queste, secondo noi, le formule magiche, insieme alla costruzione di un’alleanza educativa con la famiglia.

Pensiamo che Marco si senta accolto, accettato, per aver voluto così semplicemente raccontarsi e regalandoci questa bellissima emozione.

Giuse Tiraboschi

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