Questa che stiamo per raccontare è la storia di un’adozione particolare. I bambini sono dei piccoli eroi che rivelano cose sconcertanti sul mondo degli adulti e delle organizzazioni che dovevano prendersi cura di loro. La storia dimostra come anche ostacoli apparentemente insormontabili possano essere superati. Se solo ci fosse la volontà del mondo degli adulti…

Il primo viaggio
La nostra storia di adozione è iniziata li, in un orfanotrofio nascosto nella Bulgaria , una tana, praticamente, non lontana da Sofia. Un’attesa durata qualche anno, serena perché il momento magico dell’incontro con i nostri figli è già arrivato. Li attorno la neve era tanta, alta. Il bianco copriva tutto: i tetti delle  case, le poche auto, il verde degli alberi, ma anche il nero dell’asfalto. Anche l’orfanotrofio , se lo guardavi da fuori, appariva bianco, candido.
Entriamo.  Dopo un po’ ecco che sentiamo le voci : i nostri figli sono  arrivati! Quanto son belli!! Anzi, no… sono bellissimi e non solo: sono straordinari. Sono tre piccoli eroi e ci vorrà un po’ di tempo, per noi adulti, per capirlo. Per i genitori adottivi e per i figli il primo incontro è un’emozione indimenticabile. Quando riguardi le foto di quei momenti la gioia la leggi nei tuoi e nei loro occhi. Impossibile descriverla.
Li in Bulgaria, il “viaggio di incontro” dura 5 giorni . Solo tre ore al giorno con i nostri figli, in una stanza apposita, dentro  l’istituto.  Momenti di intensa felicità per tutti noi.
Rigidità tanta, te l’aspetti e pertanto non ci fai caso. Pensi: in Bulgaria le regole sono cosi, non ti costa tanto accettarle. Gli altri bambini non li incontri neanche. Anzi solo una volta, per caso, un gruppetto. Ti vengono incontro, ti cercano. Uno ti fa capire che vuole essere preso in braccio, come tuo figlio. Lo faccio senza esitazione, lo porto in alto, più possibile. Ma  lo sento tremare. Penso: ha avuto paura, forse. Lo faccio scendere subito, lui resta attaccato alla mia gamba: no, non ha avuto paura. Forse nessuno lo aveva mai preso in braccio … o forse…chissà. E’ davvero difficile andarmene, non devo voltarmi…

Il secondo viaggio
Son passati solo quattro mesi ma sembra un’eternità. Avevamo lasciato i nostri figli, il giorno del commiato, tristi e preoccupati. Loro, di abbandoni, di tradimenti, ne avevano subiti, eccome. Non solo dai loro genitori biologici. Finalmente  di nuovo lì, in quella tana, a fugare ogni timore: la famiglia, finalmente, si riunisce definitivamente! E’ una giornata calda e di sole, i bambini sono nel cortile, quasi tutti. I nostri figli si “attaccano” subito a noi, festosi, non ci mollano neanche un attimo. Solo mezz’ora nell’istituto, qualche firma e via, felicissimi stavolta! Siamo riusciti anche a salutare tutti i bambini. Li prendi un attimo in braccio, uno per uno. Speri che presto qualcuno verrà a togliere anche loro, via di là.

I primi racconti
Tre mesi felici son passati, i nostri figli parlano già l’Italiano. E subito iniziano a raccontare qualcosa della loro storia, ne sentono il bisogno, te ne accorgi. Inizialmente le cose che già ti aspetti che possano succedere, nella situazione in cui si trovavano. Ma i nostri figli sono bambini già costretti ad avere dei “segreti” che pesano come macigni. Li vogliono raccontare ai genitori, trovano il coraggio.  E’ agghiacciante: parlano di atroci violenze ed abusi commessi dai bambini più grandi dell’istituto nei confronti dei più piccoli. Di “riti”  consolidati. Speri che siano solo il frutto di fantasie, o quantomeno esagerazioni. Ma quanto e come ti raccontano,   non lascia spazio ad interpretazioni.  Sono momenti difficili,  hai il dovere di capire prima possibile. Cosa  è successo, soprattutto per curare al meglio ferite così profonde inferte ai tuoi figli. Ci rivolgiamo a nostri amici operanti nel settore ed all’Ente, l’AIBI, che abbiamo scelto per gli ideali dichiarati  di matrice Cattolica, che ha mediato l’adozione.  Che però non ci aiuta certo a capire, anzi. In un incontro presso la sede le referenti dell’Ente tentano di minimizzare, parlando con noi, quanto accaduto ai nostri figli, utilizzando argomentazioni sconcertanti.  Ci troviamo  in assoluto disaccordo. E allora ecco che le referenti, senza  remora alcuna, passano ad una azione di colpevolizzazione della coppia adottante: siamo noi che stiamo, quantomeno, esagerando! Purtroppo sappiamo, ora, che questo tipo di atteggiamento è tutt’altro che infrequente. Spesso i genitori adottivi vengono messi in crisi proprio dall’atteggiamento dei soggetti che sono deputati a sostenerli. In genere per incapacità a svolgere opportunamente l’azione di sostegno alle famiglie,  magari in qualche circostanza per negare proprie negligenze o responsabilità . Comunque con conseguenze devastanti, per la coppia e, conseguentemente, per i figli adottivi. Per noi, fortunatamente, non è andata così: la vita ci aveva regalato gli anticorpi adeguati per resistere e per combattere. Si, uscivamo da quell’incontro con un senso di impotenza e rabbia, che però abbiamo subito elaborato. E trasformato: dentro di noi il grido di dolore dei nostri figli era troppo alto per lasciare uno spazio, anche minimo, a cedimenti.

L’Ente notizia la direttrice
Nei giorni successivi ci sentiamo telefonicamente, due o tre volte, ancora con il Presidente dell’AIBI.  A tratti irritato,  quando riferivamo dei racconti dei nostri figli. Ci faceva presente che l’Ente aveva ben pensato (sic!) di sentire, in merito,  la direttrice dell’orfanotrofio in Bulgaria. Che aveva rassicurato riguardo l’inesistenza di ogni forma di violenza ed abuso dentro l’orfanotrofio, “al massimo qualche bacetto affettuoso tra i bambini” avrebbe aggiunto. Il Presidente sosteneva pure che la referente dell’Ente in Bulgaria gli aveva assicurato che quell’istituto fosse uno dei “migliori” di tutta la nazione. Tutto questo destava tante perplessità in noi. Come poteva,  un ente così importante e strutturato, pensare di poter ottenere candidamente un’ammissione di siffatte gravissime responsabilità proprio dalla direttrice, persona preposta alla tutela dei bambini dell’orfanotrofio? Possibile che l’Ente non si rendesse conto  come, invece, a seguito dei contatti, avrebbe messo sull’avviso le persone interpellate che avrebbero potuto così organizzarsi per occultare le tracce dell’accaduto e delle proprie responsabilità? Diversi comportamenti assunti dall’Ente ci lasciano perplessi. Ci accorgiamo  anche che le cose che diciamo loro sono oggetto di mistificazioni. Scegliamo pertanto di gestire i rapporti attraverso la comunicazione scritta. Scripta manent, dicevano gli antichi.

La terapia per i nostri figli
Sono passati solo pochissimi giorni dai primi racconti, ora è necessario concentrarsi immediatamente sui bisogni dei nostri figli. Per curare le loro ferite occorre anche capire bene cosa è successo in quell’inferno. Abbiamo assoluto bisogno di aiuti adeguati . Siamo fortunati: amici esperti del settore ci segnalano il miglior centro specializzato esistente nella nostra area. Ci prestano molta attenzione, ci ricevono immediatamente . Purtroppo riceviamo subito conferma della gravità della situazione:  quanto riferito dai nostri figli è drammaticamente vero ed ancora non sappiamo che solo una parte di quello che è accaduto loro. I nostri figli possono comunque farcela, ad avere una loro vita, serena, seppur  segnata da certi ricordi.  Hanno avuto il coraggio di parlare, di “buttare fuori”, come dicono loro,  e questo li aiuterà, tanto.  Ecco la notizia che aspettavamo. Ci guardiamo: per noi genitori la loro serenità, il loro benessere è già tutto…

Il Grande Orco
Con l’ausilio della “terapia” i nostri figli vogliono, ancora di più, liberarsi del peso dei ricordi. Iniziano a raccontare abusi raccapriccianti subiti da adulti, nell’indifferenza colpevole degli uomini, delle organizzazioni e delle istituzioni che li avrebbero dovuti proteggere. Hanno davvero tanto coraggio a raccontarle. Il loro non è solo un grido di dolore, è una richiesta di aiuto  per le anime innocenti che si trovano ancora li, nelle grinfie degli orchi. Ecco perché sono  piccoli eroi. Gli volevano  imporre  di non parlare. Loro invece avevano già chiesto aiuto lì, invano, anche alla direttrice. Forse a chi era complice del turpe giro esistente. Diversi,  fra quelli che dovevano assisterli, erano i loro carnefici. La polizia comunque era andata, chissà con quali intenzioni, in più di una circostanza.  Ma non aveva fatto niente, mai. …

Il dolore nei racconti
E’ passato solo un mese dai primi racconti e siamo fuori casa per una  vacanza. L’ultima notte in albergo sono solo con uno dei miei figli. E’ ora di dormire, ma la televisione è ancora accesa. Mio figlio già coricato,  si muove sul letto, non dorme, appare  agitato. Adesso  si alza, si siede sul materasso, accanto a me, vuole parlarmi. Riprendono i racconti . La parte più dolorosa, una parte degli abusi più turpi subiti dagli adulti. I nomi di alcuni degli abusanti, uomini e donne, i luoghi, le azioni subite, descritte come delle immagini che si susseguono nella sua mente, con un italiano incerto ma amaramente comprensibile. Tante lunghe pause, il respiro accelerato. Quando si ferma si pizzica forte, con l’una e l’altra mano, sul costato e la schiena, saltando velocemente da un punto all’altro come a chiudere delle ferite che si susseguono ad aprirsi incessantemente su diversi punti del suo esile corpo. E’ straziante per me vederlo così e pensare a quello che ha subito. Ma devo ascoltarlo e cercare di non far trasparire la portata di quello che sto provando . Credo che parlarne gli potrà fare bene. Aspetto che sia lui a fermarsi. Non ho contezza del tempo, forse è passata un’ora forse di più … finalmente la stanchezza ha il sopravvento. Mi dice che ha altre cose, più dolorose, da raccontarmi, continuerà un’altra volta. Adesso si corica sul fianco, si addormenta quasi subito. Tiene  le mani unite tra il cuscino e la guancia, l’accarezzo, ora  mi sembra sereno . La luce della tv lo illumina tutta la notte, non lo disturba, continua a dormire. Lo guardo, sembra un angioletto…

Non si può tacere
Nei giorni successivi, sempre di più, l’orfanotrofio assume  le  sembianze di un inferno degli innocenti nei racconti dei nostri figli. Si loro hanno il nostro amore e sono seguiti dai migliori specialisti e questo ci sta aiutando, tanto… Non si può tacere, però. Dobbiamo dare voce ai nostri piccoli eroi.. Anche per loro, oltre che per la nostra coscienza, il nostro silenzio sarebbe l’ennesimo tradimento subito dai bambini di quell’istituto, da tutti i bambini abusati negli orfanotrofi della Bulgaria e non solo. Troppo difficile, però, ci appare  indurre la Bulgaria ad adottare provvedimenti nei confronti dei criminali per pensare di agire da soli. Che fare? A chi chiedere aiuto? Chi coinvolgere? L’Ente?  I presupposti non lasciavano certo ben sperare, ma comunque confidavamo ancora in un ravvedimento, magari dovuto solo a ragioni di opportunità, ma utile comunque. Per questo decidiamo di tenerlo informato tramite amici comuni, continuando anche  a sollecitare il Presidente scrivendogli.

Telefono Azzurro e le denunce
Subito dopo i primi racconti ci eravamo  rivolti a un’organizzazione che ha lo scopo di difendere i diritti dell’infanzia. Un grande aiuto, morale innanzitutto. Si aprono alcune strade. L’organizzazione presenta una denuncia presso la Procura della Repubblica in Italia, contatta inoltre l’Agenzia di Stato per la protezione dell’infanzia in Bulgaria. Concordiamo di trasmettere anche noi a tale Agenzia una richiesta scritta, chiedendo di entrare in contatto con un responsabile  per denunciare nei particolari gli abusi subiti dai bambini. Scriviamo in inglese, firmandoci, ci rispondono dopo una settimana in cirillico, con una mail  in un formato neanche traducibile con google traduttore! Inutile insistere, nessuna risposta. Contemporaneamente presentiamo una denuncia alla C.A.I. , ai ministeri competenti, a diverse autorità italiane ed estere. Dall’Italia, sembrava , si potesse fare poco. I reati sono commessi all’estero, deve essere la Bulgaria a perseguirli. Dai racconti dei nostri figli  emergono ancora ulteriori raccapriccianti particolari sulle violenze subite. Video-riprese degli abusi, uso di armi per intimorire i bambini e per rendere più morbosamente interessanti le scene agli orchi. I racconti dei nostri figli fanno pensare ad un’organizzazione criminale estesa e consolidata, con diverse ramificazioni. Eppure nulla si muove; capiamo che ben difficilmente la Bulgaria farà qualcosa per far emergere la verità, anzi.

L’inchiesta del giornalista
Cosa resta da fare? Quando prendi il telefono per chiamare la direzione del settimanale “L’Espresso” non speri più di tanto di riuscire a fare  qualcosa. Ma ecco che chi ti risponde ti ascolta con tanta attenzione, te ne accorgi subito. E’ una madre adottiva! Il giornalista che poi si fa carico dell’inchiesta,  Fabrizio Gatti, prende tanto a cuore la situazione. Rischiando, tanto, si reca per una settimana in Bulgaria, lì proprio “Nella Tana degli Orchi”. Individua anche la “discoteca” , situata in un albergo  dove i bambini venivano (e vengono ancora!) portati in “vacanze premio” organizzate e sostenute economicamente da  un’associazione di volontariato,  di matrice cattolica, religione professata solo da una piccola minoranza in Bulgaria. Raccoglie fondi su un conto corrente intestato alla Conferenza Episcopale del luogo. Anche lì, nella discoteca, le anime innocenti,venivano abusate dagli orchi. Quanta infamità…

L’Agenzia di Stato Bulgara
Già il giorno dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul settimanale, l’Agenzia di Stato Bulgara per la tutela dell’infanzia individua  l’orfanotrofio ( tanto tempestiva quanto strana questa individuazione, dato che né il nome dell’istituto né la località erano citati nell’articolo) ed organizza una “parata” iniziata e conclusa in stile “vecchio” regime. Una verifica lampo durata una giornata,  interrogando proprio gli operatori dell’orfanotrofio (sic!) con tanto di televisioni di stato schierate all’esterno ed all’interno dell’istituto,  porta l’Agenzia bulgara ad escludere l’esistenza di ogni abuso. Avrà inventato tutto il giornalista, o forse  i genitori per disfarsi di uno dei figli, la replica all’articolo di Fabrizio Gatti da parte dell’Agenzia di Stato.

Le altre reazioni
In Bulgaria i mass media si dividono in due opposti schieramenti. Molti sembra vogliano ritenere che nella nazione determinate cose non possano succedere e che certe notizie siano frutto dell’avversione nutrita dagli altri paesi nei confronti della propria patria.  Ma altri, tanti, ben comprendono quanto sia censurabile il comportamento del sistema, quali nefandezze si vadano a coprire. Stefan Stoianov, ad esempio,  uno dei maggiori esperti di diritti umani operante in organizzazioni internazionali, si chiede come mai la Bulgaria ha ignorato le denunce dei genitori per tanto tempo, sostenendo falsamente di non essere riusciti, prima, ad individuare l’istituto e solo dopo la pubblicazione ha, con una  tempestività che desta tanti sospetti,  individuato  l’orfanotrofio degli orrori. L’Agenzia di Stato per la protezione (sic!) dell’infanzia sostiene, con una tesi del tutto inverosimile,  di avere impiegato il tempo trascorso ad individuare l’istituto. Eppure la nostra lettera di segnalazione  era firmata, sarebbe bastato chiedercelo, o anche solo verificare il cognome attraverso l’elenco dei bambini adottati dall’Italia, per identificare l’istituto di provenienza.. Singolare coincidenza averlo trovato il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo che, invece, non faceva riferimento né ai nomi dei bambini né rendeva identificabile l’istituto . Aggiunge Stefan Stojanov: “in questa storia , così drammatica, non c’è certo spazio per l’umorismo … ma qui il comportamento dell’Agenzia di Stato è ridicolo, è come se la polizia , appreso di un giro di pedofili, si recasse nelle loro case per chiedere: scusate sapete se qui abitano dei pedofili? Gentilmente, ripassiamo tra qualche giorno, se trovate qualche prova, consegnatecela!” Anche in Italia, (solo) dopo la pubblicazione dell’articolo, qualche reazione c’è. E in qualche aspetto non dissimile  da quella della Bulgaria . Da AIBI “replicano” al giornalista, soprattutto per “giustificare” i propri silenzi. Negano di  essere stati a conoscenza degli abusi commessi da parte di adulti,  sostengono di conoscere “solo il racconto riferito di comportamenti sessualizzati fra i minori”. Rileviamo, con molta amarezza, l’uso dell’avverbio “solo”,  come se abusi fra bambini, avvenuti in un’istituzione che dovrebbe proteggerli,  possano essere considerati accettabili e non  l’indice di comportamenti deviati acquisiti in seguito agli abusi subiti dagli adulti.

I bambini adottati in Italia
Adesso sappiamo anche, per averlo appreso attraverso i forum sull’adozione, che i bambini provenienti da quell’istituto, ora adottati in Italia, hanno manifestato diverse devastanti conseguenze  causate dagli abusi subiti. I loro genitori adottivi non hanno ricevuto, neanche  dopo le nostre segnalazioni, per quanto a nostra conoscenza, nessuna comunicazione, né tanto meno sostegno da parte di AIBI, dell’accaduto nell’istituto. Chi l’ha appreso ha potuto farlo solo attraverso i forum e la pubblicazione dell’inchiesta. Alcuni genitori riferiscono anche di essere stati colpevolizzati dopo aver chiesto spiegazioni riguardo la  manifestazioni di certi sintomi da parte dei figli adottati. Con il risultato di mettere anche a repentaglio il proseguimento dell’adozione. Come si è già verificato. Eppure anche situazioni molto difficili possono essere risolte, se ben sostenute. Mentre scrivo, adesso,  sento i miei figli, sono nell’altra stanza. Fatti i compiti,  sono andati a fare allenamento con la squadra di pallacanestro in cui si sono molto bene inseriti. Sono tornati da poco a casa . Li sento giocare, felici … ci penso. Ecco:  una famiglia felice.  Una vita serena per i nostri figli …. Da tanto tempo, subito  dopo  i “racconti” liberatori, anche i disturbi del sonno sono scomparsi: l’enuresi, il digrignare i denti, quei movimenti rotatori ed alternati del corpo sul letto, con le braccia vaganti protese verso  l’alto come a scacciare il tormento, ormai sono solo un brutto ricordo. Sono disturbi tipici dell’istituzionalizzazione, ci avevano detto… nulla di che… .

Le organizzazioni criminali e gli orfanotrofi lager
Si certo, purtroppo lì in Bulgaria, ma non solo, il triste fenomeno degli abusi sugli orfani è purtroppo capillarmente diffuso . Sostiene l’avvocato Marin Markovski,  il penalista più quotato in Bulgaria, “esiste un’organizzazione criminale che sfrutta gli orfanotrofi per fornire i bambini ai pedofili…dovrebbe essere l’antimafia (recentemente istituita in Bulgaria) ad indagare su questa organizzazione”. Certo è che se aberranti sono i crimini commessi dai pedofili, molte responsabilità gravano sulle organizzazioni, pubbliche e private, che operano nel settore della tutela dell’infanzia e delle adozioni, che guardano e, chissà perché, sembrano  non vedere. Forse anche per gli orchi può esistere qualche attenuante. Anzi, in molti casi, esiste. Magari da piccoli hanno subito, magari alcuni  hanno appreso certi comportamenti  subendoli proprio lì, nell’orfanotrofio… Magari sono rimasti nella “Tana degli Orchi” fino a diciotto anni. Vittime, quasi certamente  senza aiuto alcuno, che si trasformano in carnefici. Per le organizzazioni che dovrebbero tutelare i bambini, attenuanti non ve ne sono. Li hanno traditi e basta. Chissà perché.
Dopo la pubblicazione dell’articolo su “L’Espresso”, scrive Maya Marinova, una delle  giornaliste di inchiesta più intraprendenti della Bulgaria: “l’unica buona notizia sarebbe  che gli orfanotrofi venissero chiusi al più presto. Quando sarà passeranno alla storia alla stregua di Dachau, Salaspils, Auschwitz …”

Si a coprire, anche lì, ad Auschwitz c’era la neve…
Come lì, nella Tana degli Orchi.
Quante stelle stanno a guardare…