Sezione Lombarda

Bollettino 01/2006 - Gennaio / Marzo 2006

Riportiamo la lettera che Giancarlo Lesmo, Presidente della Sezione Lombarda in occasione del suoi prossimi 80 anni, ha indirizzato ai soci ed amici della sezione Lombarda: siamo noi a ringraziarlo per la preziosa e infaticabile attività da lui profusa in tutti questi anni augurandoci di poter ancora a lungo contare sul suo attivo e insostituibile contributo di esperienza e di grande umanità.

Nell’ultimo Consiglio Direttivo della Sezione Lombarda è stato chiesto a Giancarlo Lesmo di rimanere ancora un anno per permettere ai nuovi Consiglieri di familiarizzarsi con l’Associazione.

Carissimo Socio/Amico,

avendo iniziato l’anno che mi porterà a raggiungere gli 80, in considerazione che nel prossimo 2006 scadrà il mandato dell’attuale Consiglio Direttivo della Sezione, ritengo giunto il tempo di rinunciare a ripresentare la mia candidatura allo stesso.

Questo non significa che lascerò l’Anfaa, anzi continuerò, fintanto che la salute e le forze lo concederanno, a dare ad essa il tempo e la disponibilità che mi sarà possibile.

Già da alcuni anni avevo fatto notare la diminuzione delle mie energie fisiche e l’anno che si chiude ha costituito un ulteriore colpo alla mia salute dopo l’impianto del Pacemaker e l’intervento chirurgico recente cui ho dovuto sottopormi e che hanno condizionato ulteriormente la mia disponibilità in tempo, e non solo. Vorrei però, anche alla luce degli ultimi avvenimenti che si sono verificati a livello della Sezione, chiarire il mio pensiero sui motivi che mi spingono a continuare a dare tempo ed energie all’Anfaa lombarda.

Per prima cosa in segno di riconoscenza: se ho cercato di dare qualcosa all’associazione, anch’essa mi ha dato forse di più, a me stesso e alla mia famiglia, in arricchimento morale e sociale.

Inoltre ho sempre sottolineato in ogni occasione che la famiglia adottiva e affidataria deve essere aperta se vuole assolvere la sua funzione educativa in modo corretto, in particolare in un mondo come l’attuale dove l’egoismo è diventato l’unica ragione di vita.

Abbiamo, come famiglia, cercato di concretizzare il concetto di servizio che l’ha sempre caratterizzata, attraverso i suoi membri. A titolo personale non ho mai cercato cariche o responsabilità, ma non le ho mai rifiutate quando mi sono state proposte, cercando di fare il possibile con le mie capacità, nel Sindacato, nel sociale, nella Chiesa, nelle amministrazioni pubbliche, in politica, ma soprattutto nel Volontariato gratuito e disinteressato dal punto di vista carriera e guadagno.

Questo mi ha sempre più convinto di essere una parte della Società e di appartenervi non solo per rivendicare diritti, ma anche per assumere i doveri che questa appartenenza comportava e dei conseguenti obblighi. Ciò mi ha sempre più convinto che aprire la famiglia attraverso l’adozione o l’accoglienza in affido di un minore a cui la Società ha negato il diritto a una famiglia non rappresenta una buona azione, né un’opera di carità soltanto cristiana: ma un dovere sociale: se la società attraverso i suoi membri, ha negato a dei bambini ciò che per legge a loro spettava, ho sentito sempre più questa scelta come impegno di restituzione; come membro della stessa società restituire loro ciò che per responsabilità sociale era stato tolto: la famiglia.

Vorrei che si meditasse su questo aspetto della realtà adottiva … forse avremo più generosità e più perseveranza ad uscire dal proprio piccolo mondo familiare per rendere a chi non ha avuto, qualcosa del tanto che non solo per merito nostro abbiamo avuto.

Concludo inviando a tutti i migliori saluti, con l’augurio di poterci ancora incontrare nel corso delle attività della Sezione e degli appuntamenti per convegni e iniziative varie.

Chiedo scusa se in qualche occasione ho offeso o contraddetto qualcuno oppure ho omesso qualcosa.

Giancarlo Lesmo