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SPUNTI DI RIFLESSIONE PER UNA SCUOLA DI QUALITÀ PER TUTTIBollettino 01/2006 - Gennaio / Marzo 2006 In questi ultimi anni un gruppo di insegnanti, coordinati da Emilia De Rienzo, hanno partecipato ad incontri in cui si è affrontato l’inserimento dei figli adottivi e affidati a scuola e, più in generale, gli aspetti che si ritengono importanti nella formazione dei bambini, il modo con cui costruire una scuola che possa accogliere tutte le diversità e che oltre a produrre cultura possa formare cittadini più attenti agli altri e soprattutto ai più deboli, che sappiano incontrarsi e valorizzarsi nelle loro rispettive diversità. Da questi incontri è emerso lo scoraggiamento di molti genitori che si trovano soli ad affrontare un’istituzione che è spesso poco sensibile ai ragazzi più svantaggiati, poco attenta nel trattare argomenti delicati quali l’adozione e l’affidamento, a inserire ed integrare ragazzi provenienti da mondi diversi spesso con alle spalle situazioni e storie difficili. Il gruppo ha incontrato, altresì, insegnanti che lavorano con passione in questo senso, ma che si sentono isolati e non trovano all’esterno riferimenti che possano supportarli. È emerso che mancano momenti di aggregazione, momenti in cui confrontarsi e ricercare insieme strategie e strade praticabili. I convegni, i corsi di aggiornamenti, cui Emilia De Rienzo e le sue colleghe hanno partecipato, sono stati momenti importanti per lanciare suggestioni e pensieri, ma potevano rischiare di diventare dispersivi se intorno ad essi non si riusciva a costruire momenti di confronto più continuativi e diversificati a seconda delle situazioni e dei problemi che emergono. Pertanto hanno pensato di costituire un gruppo di studio di insegnanti, ma anche di genitori e possibilmente di operatori, che si confronti e sappia evidenziare alcuni punti imprescindibili su cui lavorare e che cerchi strategie e modi il più possibile efficaci per portarli avanti. A tale proposito hanno chiesto all’Anfaa un incontro su queste tematiche per lavorare con noi in questo senso, da cui sono emerse alcune problematiche e spunti di riflessione comune, che riportiamo. Nell’incontro tenuto a Milano il 21 gennaio 2006 si sono discusse alcune proposte per portare avanti il discorso sulla scuola in modo sempre più incisivo e coordinato. Abbiamo ribadito la necessità di costituire un gruppo di studio di insegnanti, ma anche di genitori e possibilmente di operatori che si confronti e sappia evidenziare alcuni punti imprescindibili su cui lavorare e che cerchi strategie e modi il più possibile efficaci per portarli avanti. Per avviare una riflessione il più possibile seria sulla scuola, è necessaria un’analisi del contesto sociale e politico in cui essa opera:
L’istruzione viene presentata come lo strumento-chiave per garantire la sopravvivenza agli individui e ai paesi nell’era della competizione mondiale In questo modo la sfera educativa tende a trasformarsi in un "luogo" dove si impara la cultura della competizione (ognuno per sé, per scavalcare l’altro) piuttosto che la cultura della cooperazione e del diritti all’istruzione (vivere insieme agli altri, nell’interesse generale). Malgrado gli sforzi di buona parte degli educatori, il sistema scolastico è stato così spinto a privilegiare la funzione di selezione dei migliori, piuttosto che la funzione di valorizzazione delle capacità specifiche di ogni allievo. Ne deriva un uso del sistema educativo come mezzo di legittimizzazione di nuove forme di divisione sociale. Pensiamo alle proposte di divisione delle classi non in base all’età, ma alle capacità; alla promozione di scuole per la formazione delle "eccellenze", ecc., ai tagli operati dalle ultime finanziarie che vede sempre di più a squalificare la scuola pubblica e la sua funzione per dare sempre più spazio alla scuola privata o alla privatizzazione stessa della scuola pubblica. Noi crediamo, quindi, che sia necessario battersi, invece, per un’istruzione pubblica di qualità per tutti Per noi lo scopo primario del sistema educativo è che ogni cittadino apprenda a riconoscere l’esistenza dell’altro come base fondamentale della propria esistenza e del vivere insieme. Alla base ci deve essere la capacità di dialogare, una capacità che non è acquisita ma che deve essere alla base di ogni apprendimento: dialogo tra insegnante e alunni, dialogo tra alunno e alunno, dialogo tra insegnante e insegnante, tra insegnante e dirigenza, dialogo tra scuola e famiglia, tra scuola e territorio. È importante porci, allora, alcune domande:
Date queste premesse ci sembra importante evidenziare alcuni punti imprescindibili su cui lavorare:
Dobbiamo ricostruire una corresponsabilità per crescere i nostri figli bene e, se possibile, e sarebbe auspicabile, meglio di noi. Dobbiamo essere più partecipi nelle varie situazioni. Dice Morin: "L’indebolimento di una percezione globale conduce all’indebolimento del senso di responsabilità così come all’indebolimento della solidarietà, poiché ciascuno tende a essere responsabile solo del proprio compito specializzato". La scuola deve saper affrontare ed armonizzare fra di loro le diverse storie dei bambini. Pertanto gli insegnanti devono darsi delle priorità:
In questo contesto proprio il bambino con una storia alle spalle più problematica dovrà capire che il posto, dove è entrato,
Perché nella scuola il bambino possa apprendere serenamente è importante:
L’apprendimento, quindi, non può prescindere da una relazione stretta tra funzione affettiva e cognitiva Una scuola buona non è tanto quella che insegna tante cose, tante materie, è una scuola della qualità non della quantità. Una scuola dove l’educazione, come diceva già Montaigne, ha come finalità che si lavori per una testa "ben fatta" e non per una testa piena; per un sapere che sappia trasformarsi in saggezza piuttosto che in erudizione. Quello che, infine, dobbiamo assolutamente evitare, è di dare etichette al bambino. I bambini (handicappati, adottivi, extracomunitari, affidati…) sono prima di tutto bambini e come tali vogliono essere considerati. "Ricevere un’etichetta equivale ad essere imprigionati in una sorta di destino preordinato". Bisogna, invece, fare giorno dopo giorno della scuola un luogo che sappia vedere nelle persone individui, che riconosca "la molteplicità": ogni individuo si può esprimere in diversi modi e questo riconoscimento "non dovrebbe riguardare solo le persone che hanno problemi, ma anche quelle che si considerano "normali", affinché possano finalmente disfarsi, con loro grande sollievo, della terribile e dolorosa etichetta di "normale", per poter assumere e abitare le molteplici dimensioni della fragilità". Quali strategie e modi il più possibile efficaci per portare avanti questi principi e questa cultura
Si sono poi individuati alcuni esempi di formazione su temi specifici:
Sarebbe importante, a nostro avviso, prendere iniziative all’interno della scuola di tutti i gradi, compresa quella superiore, con uno sguardo anche ai ragazzi e non solo agli insegnanti e ai genitori e favorire:
Proponiamo, inoltre, l’eventuale stesura di un libro che raccolga l’esperienza diretta (positiva o negativa) che genitori adottivi, affidatari e non solo hanno fatto con i loro figli nella scuola, in modo da mettere a nudo la realtà e poterla raccontare.
(tratto da Prospettive Assistenziali n. 153) |
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