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Bollettino 2/2011E' possibile visualizzare il bollettino in formato Acrobat Reader facendo clic qui Ci risiamo con la RaiSperavamo di aver fermato con la presa di posizione del Garante su FESTA ITALIANA dello scorso anno gli appelli televisivi dei genitori biologici diretti a rintracciare i loro minori adottati, ma non è così, purtroppo! Di seguito trovate l’iniziativa immediatamente intrapresa dalla nostra associazione, con l’esposto presentato al Garante per la protezione dei dati personali e la conseguente risposta, il telegramma e la lettera inviata a “Chi l’ha visto?” a firma della Presidente Donata Nova Micucci Questo è il link al sito di Chi l’ha visto relativo all’esposto: www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Dove_sei/ContentSet-58473ed0-0a54-4da4-bc56-4e291587d687.html Lettera al garante per la Protezione dei dati personali Nel corso delle puntate della trasmissione CHI L’HA VISTO? del 1° e 8 giugno è stato dato ampio spazio all’appello di una signora che rivendica il “diritto” di ritrovare la propria figlia, F. nata il …….. a ……. e adottata a due anni, sostenendo che le sarebbe stata sottratta improvvisamente e per sempre, senza alcun preavviso, mentre lei era al lavoro. Queste affermazioni gravissime e non veritiere (com’ è noto la procedura per l’accertamento dello stato di adottabilità di un minore è garantista e prevedeva allora ben quattro stadi di giudizio) sono state suffragate e sostenute dagli interventi della conduttrice Federica Sciarelli e degli altri giornalisti della redazione. Nel corso della puntata di ieri sono intervenuti telefonicamente prima il nonno e poi il padre dell’adottata, rintracciati tramite l’appello televisivo. Riteniamo che anche in questo caso - come avvenuto lo scorso anno con Festa Italiana - siano state palesemente violate le disposizioni previste e sanzionate dall’articolo 73 della legge n. 184/1983 e successive modificazioni, oltre a quelle relative alla privacy di cui al D.Lgs. 196/2003. Pertanto confidiamo vivamente in un tempestivo e determinante intervento di codesto Ufficio, affinché sia posta fine a questi appelli, che rischiano di sconvolgere in maniera irreversibile la vita dell’adottato e della sua famiglia. Questi appelli stanno inoltre creando vivissime preoccupazioni negli adottati e nei loro genitori delegittimati nel loro ruolo di figli, madri e padri a tutti gli effetti. Preoccupa inoltre l’attacco frontale al ruolo dei Servizi sociali e della magistratura minorile, presentati come “ladri di bambini” e che sono invece fondamentali per la tutela dei minori che subiscono incuria, abusi, maltrattamenti. Nel restare a disposizione per ogni ulteriore approfondimento, ringraziamo per l’attenzione porgiamo i più deferenti saluti. Torino, 9 giugno 2011 Donata Nova, Presidente nazionale Anfaa * * * Questa la lettera del Garante inviata alla Rai e per conoscenza alla nostra Associazione in data 13 giugno 2011: OGGETTO: Diffusione di informazioni relative a vicende adottive (rif. nCRT /BSj) L’ANFAA (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) ha comunicato a questo Ufficio di aver ricevuto una segnalazione nella quale le viene rappresentato che nel corso delle puntate del l° e 8 giugno del programma “Chi l’ha visto?” (RAITRE) sono stati trattati e diffusi dati personali relativi a rapporti adottivi che possono configurare una violazione del Codice in materia di protezione dei dati personali (d. lgs 30 giugno 2003, n.196), nonché della legge sull’adozione (L. 4 maggio 1983, n. 184 di disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori, modificata dalla L. 28 marzo 2001, n. 149) in quanto volti al rintracciamento di persone adottate contravvenendo alle procedure e ai limiti previsti dagli arti. 28 e 73 della legge medesima (cfr. allegato). Alla luce di quanto sopra, si chiede ai soggetti in indirizzo di far pervenire le proprie osservazioni in merito e una registrazione delle puntate oggetto di segnalazione (sul sito si è potuto prendere visione solo della puntata dell’8 giugno nella quale peraltro viene trattato anche un altro caso di ricerca di persona adottata - oltre a quello segnalato all’ANFAA riguardante una minore). Con l’occasione si fa presente che il Garante ha più volte rimarcato che le informazioni sulle vicende adottive godono di una speciale protezione nel nostro ordinamento (provv. 28 settembre 2005 doc. web n. 1180115, comunicati stampa del 28 novembre 2001 e del 5 maggio 2005, prov\’o 8 aprile e 6 maggio 2010, docc. web nn. 1718160 e 1718239 in www.garanteprivacy.it). Inoltre, se il trattamento riguarda dei minorenni, sono previsti specifici limiti alla pubblicità di tali vicende (art. 50 del Codice in materia di protezione dei dati personali - d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 7 del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, all. A1 al Codice e la Carta di Treviso). Si prega di far pervenire il riscontro e la documentazione richiesti entro il 28 giugno p.v., facendo comunque presente che questo Dipartimento resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento. f.to il Dirigente Luigi Montuori * * * Telegramma inviato da ANFAA a tutti i dirigenti RAI e lettera alla Redazione di “Chi l’ha visto?”: SI DIFFIDANO I RESPONSABILI DELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA ‘CHI L’HA VISTO?’ DAL PROSEGUIRE NELLE INIZIATIVE DIRETTE A CONSENTIRE A GENITORI D’ORIGINE IL RINTRACCIO DEI FIGLI ADOTTATI, IN QUANTO NON CONSENTITE IN VIRTU’ DELL’ARTICOLO 73 DELLA LEGGE 4/05/1983 N. 184. SI INFORMA A RIGUARDO CHE È STATO PRESENTATO ESPOSTO AL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI. Facendo seguito al telegramma inviato in data odierna, intendiamo precisare le motivazioni della nostra diffida. Nel corso delle puntate del 1° e 8 giugno è stato dato ampio spazio all’appello di una signora che rivendica il “diritto” di ritrovare la figlia, F. nata il….a P e adottata a due anni, sostenendo che le sarebbe stata sottratta improvvisamente e per sempre, senza alcun preavviso, mentre lei era al lavoro. Queste affermazioni – gravissime - della signora, sono state acriticamente fatte proprie e sostenute dalla conduttrice e dalla redazione, senza alcun accertamento in merito alla loro corrispondenza ai fatti reali e ignorando completamente il procedimento giuridico che porta alla dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, L’adozione viene infatti pronunciata dai giudici dopo aver accertato che i minori siano «privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi», e che «la mancanza di assistenza non sia dovuta a cause di forza maggiore di carattere transitorio». Date le notevoli e permanenti conseguenze della dichiarazione di adottabilità, il legislatore ha giustamente previsto varie disposizioni, dirette ad evitare l’ingiustificata sottrazione dei minori dai loro nuclei d’origine, e relative: - alla segnalazione all’autorità giudiziaria minorile dei fanciulli presumibilmente dichiarabili in stato di adottabilità; - ad accertare l’effettiva situazione dei minori ed i loro rapporti con il nucleo familiare di origine; - a consentire non solo ai genitori del minore ma anche agli altri congiunti che hanno avuto rapporti significativi con lo stesso di essere sentiti durante il procedimento riguardante la dichiarazione di adottabilità, nonché di opporsi alla decisione del Tribunale per i minorenni ricorrendo alle Corti d’appello e di cassazione. (Prima della modifica legislativa del 2001 era previsto anche il ricorso presso lo stesso Tribunale per i minorenni). A questa procedura, garantista di tutte le parti coinvolte nel procedimento adottivo, nel corso della trasmissione non si è fatto alcun cenno; al contrario, violando palesemente le disposizioni previste e sanzionate dall’articolo 73 della legge n. 184/1983 e successive modificazioni oltre a quelle relative alla privacy di cui al D.Lgs. 196/2003, sono state ampiamente diffuse informazioni che hanno reso, anche da parte di terzi, identificabile l’adottata, incuranti di mettere così a repentaglio la sua serenità e quella della sua famiglia. Questi appelli stanno creando vivissime preoccupazioni negli adottati e nei loro genitori delegittimati nel loro ruolo di figli, madri e padri a tutti gli effetti. Le affermazioni della conduttrice e degli altri giornalisti, in merito ai legami tra genitori e figli, rivelano anche una profonda arretratezza culturale, in quanto ancora ancorate ad un concetto di genitorialità e filiazione quale atto preminentemente biologico e non basato sul determinante rapporto affettivo ed educativo che giorno dopo giorno i genitori costruiscono con i loro figli, adottivi e non. Riteniamo inaccettabile inoltre il duro e costante attacco al ruolo dei servizi sociali e della magistratura minorile, presentati, anche in precedenti vostre trasmissioni, come “ladri di bambini”. e che sono invece fondamentali per la tutela dei minori che subiscono deprivazioni affettive, incuria, abusi, maltrattamenti. Chiediamo pertanto che si ponga fine alla trattazione televisiva di questi appelli, non divulgando più alcun particolare che possa rendere ancora più identificabili dal pubblico televisivo, le persone coinvolte. Torino, 13 giugno 2011 Donata Nova, Presidente nazionale Anfaa * * * Queste comunicazioni sono state seguite dalla nota che la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle D’Aosta unitamente all’Ufficio del Presidente del Tribunale stesso con l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia Sezione del Piemonte, hanno inviato al Garante per la Protezione dei dati personali: Oggetto: Denuncia di violazione dell’art. 73 – L. 149/01 e artt. 23, 50 e 167 D.Ivd 196/2003 da parte della R.A.I. nella trasmissione “Chi l’ha visto” dell’1 e 8 giugno 2011. Nel corso delle puntate della trasmissione CHI L’HA VISTO? dell’1 e 8 giugno è stato dato ampio spazio ad una signora che rivendicava il “diritto” di ritrovare la propria figlia della quale venivano fornite generalità precise atte ad identificarla da parte di chiunque fosse in ascolto, senza che la redazione o la conduttrice ponessero attenzione al fatto che l’interessata non avesse in alcun modo consentito al trattamento dei propri dati e che, essendo intervenuta in favore della ragazza un’adozione legittimante, la donna presente in trasmissione avesse perso ogni potere autorizzatorio alla divulgazione dei dati della ragazza sin dal momento dell’adozione medesima. Fatto particolarmente grave, questo, tenuto conto del fatto che, essendo la conduttrice Federica Sciarelli venuta a conoscenza, in ragione del proprio ruolo di dipendente della televisione pubblica, dei dati utili per il rintraccio della ragazza, li aveva divulgati in aperta violazione dell’art.73 L. 149/01. Pertanto, impregiudicata ogni ulteriore azione, anche penale, confidiamo vivamente in un tempestivo e determinante intervento di Codesto Ufficio, affinché sia posta fine all’utilizzo della televisione pubblica quale strumento per la persistente violazione di leggi che sono deputate ad impedire la realizzazione di danni gravissimi nella vita di persone che abbiano affrontato l’esperienza dell’adozione. Danni tutti risarcibili ex art. 15 D.Ivd cit. In ogni modo, Il diritto di conoscere le proprie origini è garantito dalla legge 149/01 esclusivamente all’adottato, nelle condizioni e con le modalità previste dalla medesima norma e nel caso in esame la ragazza adottata non aveva ritenuto di esercitare tale diritto. Torino, 20 giugno 2011 f.to Il procuratore della Repubblica Dr. A.M. Baldelli f.to Il Presidente Dr. F. Villa Segretario della Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia-Sezione del Piemonte f.to Il Sost. Procuratore della Repubblica Dr. F.D’Errico In ricordo di Giancarlo LesmoSabato 30 aprile 2011, ci ha lasciati il nostro amico Giancarlo Lesmo. Riportiamo qui di seguito il telegramma inviato alla famiglia a nome della Presidente, dei Consiglieri e dei soci tutti dell’ANFAA: “Profondamente addolorati dalla notizia della scomparsa di Giancarlo, per lunghi anni consigliere nazionale ANFAA e Presidente della Sezione Lombarda e di Monza e Brianza, ci stringiamo con un forte abbraccio alla sua amata Bianca e ai cari figli Laura e Don Alberto. Nei suoi lunghi anni di impegno associativo ha apportato costantemente il suo prezioso contributo di operosità feconda, basata sull’attenzione e sul rispetto dell’altro. Ricordiamo con affetto la lucidità dei suoi ragionamenti, la robustezza dei suoi valori che l’hanno sostenuto durante tutta una vita spesa sempre “dalla parte dei bambini” e di tutti gli ultimi. Il suo luminoso esempio rimarrà vivo dentro tutti noi e ci accompagnerà nella nostra vita associativa”. Di seguito il ricordo inviatoci dal figlio, Don Alberto: Celebrando i funerali del mio papà, Giancarlo, ho trovato uno suo scritto, una lettera all’ANFAA, scritta al compiersi del suo 80° compleanno. Lì ho ritrovato le motivazioni profonde che hanno spinto il mio papà ad impegnarsi con tanta passione nell’ANFAA. Le stesse parole le ho citate nella predica, come se parlasse lui ancora una volta a tutti noi: “Per prima cosa in segno di riconoscenza: se ho cercato di dare qualcosa all’associazione, anch’essa mi ha dato forse di più, a me stesso e alla mia famiglia, in arricchimento morale e sociale. Inoltre ho sempre sottolineato in ogni occasione che la famiglia adottiva e affidataria deve essere aperta se vuole assolvere la sua funzione educativa in modo corretto, in particolare in un mondo come l’attuale dove l’egoismo è diventato l’unica ragione di vita. Abbiamo, come famiglia, cercato di concretizzare il concetto di servizio che l’ha sempre caratterizzata, attraverso i suoi membri. A titolo personale non ho mai cercato cariche o responsabilità, ma non le ho mai rifiutate quando mi sono state proposte, cercando di fare il possibile con le mie capacità, nel Sindacato, nel sociale, nella Chiesa, nelle amministrazioni pubbliche, in politica, ma soprattutto nel Volontariato gratuito e disinteressato dal punto di vista carriera e guadagno. Questo mi ha sempre più convinto di essere una parte della Società e di appartenervi non solo per rivendicare diritti, ma anche per assumere i doveri che questa appartenenza comportava e dei conseguenti obblighi. Ciò mi ha sempre più convinto che aprire la famiglia attraverso l’adozione o l’accoglienza in affido di un minore a cui la Società ha negato il diritto a una famiglia non rappresenta una buona azione, né un’opera di carità soltanto cristiana: ma un dovere sociale: se la società attraverso i suoi membri, ha negato a dei bambini ciò che per legge a loro spettava, ho sentito sempre più questa scelta come impegno di restituzione; come membro della stessa società restituire loro ciò che per responsabilità sociale era stato tolto: la famiglia. Vorrei che si meditasse su questo aspetto della realtà adottiva … forse avremo più generosità e più perseveranza ad uscire dal proprio piccolo mondo familiare per rendere a chi non ha avuto, qualcosa del tanto che non solo per merito nostro abbiamo avuto. Concludo inviando a tutti i migliori saluti, con l’augurio di poterci ancora incontrare nel corso delle attività della Sezione e degli appuntamenti per convegni e iniziative varie. Chiedo scusa se in qualche occasione ho offeso o contraddetto qualcuno oppure ho omesso qualcosa”. A queste parole così belle ho anche aggiunto le parole di un testo a cui era particolarmente affezionato, e con queste parole mi ricordo che seppe incantare anche negli anni della scuola superiore tantissimi ragazzi quando si presentò e divenne Presidente del Consiglio d’Istituto della scuola che frequentavo: “I vostri figli non sono i vostri figli.Sono i figli e le figlie della vita stessa.Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,e non vi appartengono benché viviate insieme.Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,poiché essi hanno i loro pensieri.Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi,poiché la vita procede e non s’attarda su ieri.Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano.L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza vi tende,affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere,poiché, come ama il volo della freccia, così l’immobilità dell’arco”. Più recentemente ho saputo che leggeva con tanta gioia le parole che ho messo sull’informatore parrocchiale della parrocchia dove ora sono a fare il parroco: “Sorridi, senza una ragione Lacrime, un’ondata di lacrime Non dimenticheremo i nostri dolori Beautiful That Way (La Vita è Bella) Sono felice del dono della vita e del fatto che fare della vita un dono è la gioia più grande che ci possa capitare”. Il telegramma che l’ANFAA ha mandato ed è stato letto in chiesa è stato un grande grazie dell’Associazione a Giancarlo, ma penso che lui così credente e così rispettoso del prossimo, senza fare distinzioni di credo religioso, politico, guardava al cuore lui delle persone, sentendo quelle parole avrebbe voluto lui ringraziare voi perché gli avete permesso di dedicarsi con passione a ciò in cui credeva: un mondo più giusto, più solidale, più bello per tutti in particolare per chi è più piccolo, un qualcosa di profondamente evangelico, un seme d’amore vissuto da tutti voi. Vi ringrazio anche a nome dei miei famigliari per il vostro affetto e la vostra vicinanza, sapremo fare tesoro di questa amicizia che ci lega nel ricordo grato del papà. Don Alberto Lesmo Rubrica scuola(a cura di Emilia De Rienzo) «Distruggere la prigione, mettere al centro della scuola il bambino, liberarlo da ogni paura, dare motivazione e felicità al suo lavoro, creare intorno a lui una comunità di compagni che non gli siano antagonisti, dare importanza alla sua vita e ai sentimenti più alti che dentro gli si svilupperanno, questo è il dovere di un maestro, della scuola, di una buona società… di fronte ai bambini devi decidere come impostare il tuo lavoro: per asservire o per liberare». (dall’introduzione a” Il paese sbagliato” di Mario Lodi) La scuola di massa, la scuola per tutti, è stata e rimane una delle grandi conquiste del ventesimo secolo Una scuola pubblica, obbligatoria e gratuita, unificata nei programmi di base, con garanzie sulla libertà di insegnamento: il suo obiettivo era quello di abbattere le barriere sociali, di offrire pari opportunità e un avanzamento culturale generale. Grazie a questa riforma sono entrati nella scuola secondaria e superiore ragazzi che non avevano alle spalle un buon retroterra familiare e sociale; negli anni Settanta anche gli alunni portatori di handicap, fino ad allora ghettizzati in scuole speciali. Una novità di tale portata avrebbe dovuto implicare però uno spirito di ricerca continuo, allo scopo di mettere a punto programmi e metodi per renderli massimamente utilizzabili. Nell’attualità invece il mondo della scuola è destinatario di allarme e preoccupazione: si percepisce un diffuso senso di impreparazione ad affrontare le sfide che la società in cui viviamo ci pone. Vorremmo proporre quindi un ripensamento collettivo su dove oggi la scuola sta andando, sul nostro modo di fare e di essere nella scuola. Nei gruppi di mutuo aiuto che la nostra Associazione ha organizzato negli ultimi decenni, molti genitori adottivi e affidatari lamentano l’impatto con una Scuola non adeguata ad affrontare i delicati problemi e le difficoltà che i loro figli si trovano a vivere nell’inserimento. Ci sono sicuramente insegnanti sensibili, ma spesso tutto è lasciato alla buona volontà e al caso. Affrontare i problemi dei bambini adottivi e affidati significa comunque porsi il problema di qualsiasi bambino nella sua unicità; avere ben presente che la diversità non deve essere motivo di pregiudizio né deve pregiudicare la valutazione qualitativa. I bambini adottivi e affidati sono diversi fra di loro, come i bambini immigrati, i bambini di genitori separati; i bambini sono “bambini e basta”: ognuno deve avere la possibilità di crescere in modo sereno e sano e deve poter godere delle stesse opportunità degli altri. Ovunque incontriamo ragazzi sempre più fragili, che apprendono con difficoltà, che faticano ad aderire alle regole comuni. Viviamo, inoltre, in una società ormai interculturale, dove linguaggi e tradizioni differenti si confrontano. Ogni bambino, dunque, entra nella scuola con la sua storia e molti di loro si portano dentro ferite di cui difficilmente riescono a parlare. A scuola, il più delle volte, ci si aspetta che l’alunno sappia mettere in funzione la propria intelligenza, la propria capacità di ragionare e di comprendere e raramente queste capacità vengono messe in correlazione col suo vissuto, con il suo stato d’animo, con tutte le altre componenti emotive ed affettive che entrano in campo quando si deve imparare qualcosa. Gli stessi genitori si sentono spesso isolati e sono spaventati all’idea di un figlio che non tiene il passo e non corrisponde al loro bambino ideale Di qui il ricorso – in aumento esponenziale – all’aiuto degli specialisti sanitari. Se alla scuola non si può chiedere di risolvere ogni problema che gli alunni presentano, essa però può e deve fare la sua parte. Dobbiamo lavorare per una scuola che sappia affrontare le difficoltà di apprendimento e che per fare questo non si basi su quello che manca in un certo bambino, su quello che in lui non si manifesta, ma si abbia un’idea di quello che possiede, di quello che è e soprattutto si rispettino i tempi diversi con cui l’apprendimento avviene. L’importanza di incontrarsi di mettere a confronto idee e saperi diversi tra insegnanti, tra insegnanti e genitori e con gli operatori dei servizi sociali è fondamentale, e ancor prima è essenziale saper ascoltare le voci di tutti i protagonisti della quotidianità scolastica. Proponiamo quindi: 1. Un convegno nazionale che approfondisca queste tematiche . Sarà organizzato dall’ANFAA insieme ad altre Associazioni a Reggio Emilia il prossimo 10 marzo 2012; 2. Iniziative di dialogo in contesti piccoli, che riescano a produrre dei micro-cambiamenti verso l’obiettivo comune di una scuola accogliente, e che siano riproducibili in diverse situazioni. Non desideriamo rivolgerci unicamente agli “addetti ai lavori” , come spesso purtroppo accade. Crediamo che la scuola riguardi tutti. Tanti ragazzi crescono nella percezione che la scuola non sia organizzata anche per loro, la sentono inutile, faticosa, noiosa, staccata dalla realtà. L’astrattezza degli argomenti genera distacco e disillusione in generale verso il mondo esterno, produce rinuncia, disprezzo e invita all’individualismo chiuso in se stesso, ma la Scuola è il luogo dove transitano tutti i bambini e dove si formano gli adulti di domani: tutti quindi ne siamo corresponsabili. Riflettere sui ragazzi di oggi e sui loro atteggiamenti vuol dire prima di tutto chiederci dov’è finito il ruolo dell’adulto. E’ un interrogativo fondamentale perché non c’è educazione senza relazione. Di questo dobbiamo parlare non solo come insegnanti, studenti, genitori, ma come cittadini che vogliono costruire davvero una società democratica. Perché la democrazia prenda forma deve legarsi alla vita di tutti i giorni, deve guidare il nostro pensiero e le nostre azioni e deve dimostrare che produce vantaggi. La democrazia non è mai da considerarsi conquistata definitivamente, per questo ognuno deve essere capace di “assumere nella propria condotta la democrazia come ideale, come virtù da onorare e tradurre in pratica”. Siamo convinti che la democrazia costituisca una strada maestra per l’educazione, nei suoi valori costitutivi: la fiducia, il dialogo, l’inclusione. Su queste tematiche vogliamo raccontare esperienze, avviare riflessioni, proporre soluzioni. Affinché il Convegno di Reggio Emilia cresca con l’apporto del maggior numero di voci, Emilia De Rienzo ha aperto un suo blog dedicato alla scuola: “Lascuolariguardatutti.blogspot.com” che invitiamo a seguire e commentare. Ringraziamo chi vi ha già partecipato e invitiamo tutti quelli che lo desiderano a dire la loro, perché pian piano si dipani una riflessione comune e ognuno nel proprio ambito dica la sua o ci racconti la sua esperienza. Ricordiamo che per commentare bisogna cliccare sulla parola commenti, che troverete in fondo al testo che ogni settimana viene proposto alla riflessione (post). Si aprirà una finestra in cui è scritto: posta un commento. Scrivete il vostro commento. Sotto la finestra dove avete scritto il commento, troverete: commenta come. Cliccate sulla freccetta e vi compariranno diverse opzioni. Scegliete l’opzione: ANONIMO (la più semplice) quindi cliccate su Posta commento e seguite le istruzioni. Oppure mandateci il commento via mail a questo indirizzo: deremi47@gmail.com A questo stesso indirizzo potrete inviare la documentazione, scritta o filmata, di progetti scolastici già realizzati da voi stessi o da persone che conoscete: il filo conduttore dovrà essere quello di diffondere le buone pratiche all’interno della scuola che aiutano a far nascere la fiducia reciproca. Alle famiglie chiediamo di trovare il tempo di leggere il blog insieme ai ragazzi, di farlo conoscere agli amici e alle insegnanti delle scuole che si frequentano: non limitiamoci a leggere, dunque, ma mettiamoci in azione. Maria Teresa Benassi per il gruppo scuola TestimonianzeBorsa di studio per minori affidati Nicola Bonelli e Luisa Secchi Lara non aveva ancora 4 anni quando è venuta a stare con noi; ora ne ha 16 e frequenta con profitto la terza classe del liceo linguistico. L’estate 2010 ha trascorso 3 settimane di vacanze-studio in Irlanda. Ne è tornata entusiasta e ha espresso con determinazione il desiderio di trascorrere il 4° anno delle superiori all’estero. Dopo aver verificato che la sua richiesta non era una fantasia passeggera, ci siamo dati da fare per conoscere la procedura da seguire essendo lei in affidamento. I quesiti erano due: giuridico ed economico. 1. Mio marito da cinque anni è suo tutore, avremmo comunque dovuto chiedere l’autorizzazione al Tribunale dei Minori o al Giudice Tutelare? 2. Sia i moduli per la richiesta di partecipazione a Intercultura che quelli di richiesta di borsa di studio previsti dalla Provincia Autonoma di Trento per formare le graduatorie di merito per il contributo da erogare, prevedevano la dichiarazione I.C.E.F. della famiglia. Di quale famiglia? I Servizi Sociali a cui ci siamo rivolti, al primo quesito hanno risposto che, data la tutela, quindi la rappresentanza legale da parte di mio marito, non serviva l’autorizzazione del T.M. Tuttavia, sembra che il caso di Lara sia il primo in Trentino, quindi i Servizi Sociali hanno chiesto un incontro ufficiale col Presidente del T. M. di Trento per stabilire una prassi per tutti gli affidati che, eventualmente, facessero in futuro la stessa scelta di Lara. Il secondo quesito appariva molto più complesso e tutto sarebbe stato molto più semplice se noi avessimo presentato il nostro I.C.E.F. ma sapevamo che la Delibera n° 1122 della Giunta Provinciale della P.A.T. d.d. 15 maggio 2009 stabiliva che: “non vengono considerati appartenenti al nucleo familiare i minori affidati e le persone accolte sulla base di un provvedimento amministrativo o dell’autorità giudiziaria” ma a seguire non esistevano regolamenti in merito a oneri a carico delle famiglie affidatarie o di origine degli affidati. Con delibere successive si è provveduto a regolamentare il contributo da parte degli affidatari per i trasporti scolastici e per la mensa scolastica degli affidati, ma riguardo a borse di studio non c’era ancora niente. In particolare per il soggiorno di un anno scolastico all’estero c’era anche il problema se e in che misura, continuare ad erogare il contributo mensile che la P.A.T. dà agli affidatari per il mantenimento e l’educazione dei minori affidati. Dopo solleciti vari visti i tempi stretti per la presentazione della domanda per la borsa di studio, la Giunta Provinciale con delibera n° 2720 dd 3 dicembre 2010 ha così stabilito:”che a favore dei minori in affidamento possa essere concessa la borsa di studio prevista dai bandi del Fondo per la valorizzazione e professionalizzazione dei giovani in misura corrispondente al cinquanta per cento dell’importo massimo concedibile” continuando a corrispondere alla famiglia il contributo mensile per il mantenimento del minore. Riteniamo che la soluzione sia chiara e soddisfacente anche se i problemi non sono finiti. Infatti anche Intercultura ci ha contattato dicendoci che, essendo una situazione nuova anche per loro, non sapevano in quale fascia di reddito inserire Lara. Molto gentilmente abbiamo dichiarato che non siamo certo noi competenti per suggerire soluzioni che spettano a loro. Non conosciamo come la situazione si sia evoluta quindi non sappiamo ancora il seguito. Il Servizio Istruzione della P.A.T. ci ha comunicato qualche giorno fa che Lara è regolarmente inserita nelle graduatorie per ottenere la borsa di studio per l’ anno all’estero. * * * La Gabbianella e il Gatto Episodio tratto da “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepùlveda - Zorba si sentì miagolare come non aveva mai fatto prima - “Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. […]. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. […]. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamenti diversi”. “Volare mi fa paura” - stridette Fortunata alzandosi. “Quando succederà, io sarò accanto a te” - miagolò Zorba leccandole la testa. Come la gabbianella “Fortunata” anch’io sono la protagonista di una bella storia d’amore. Non essendo stata riconosciuta alla nascita, sono stata affidata alle cure di un istituto religioso, in attesa di una mamma e di un papà tutti per me. I miei genitori adottivi si volevano bene e desideravano completarsi nell’affetto di un bambino da amare. Dall’incontro di questi due bisogni è nata la mia famiglia! Ricordo con rinnovata commozione il racconto del periodo che ha preceduto la mia adozione: l’incertezza dell’attesa, il nostro primo incontro all’istituto, la separazione temporanea dovuta a questioni burocratiche e, finalmente, la felicità del ritorno a casa insieme. I primi tempi non sono stati facili, a causa del mio pessimo stato si salute: non mangiavo nulla ed ero apatica e triste. Ai miei genitori adottivi va riconosciuto senz’altro il merito di aver moltiplicato l’attenzione nei confronti delle mie esigenze, sviluppando una sensibilità particolare, vigile e pronta a cogliere nei miei comportamenti quelle che potevano essere delle comprensibili richieste d’appoggio e di rassicurazione. E così, grazie alla loro amorevole dedizione, sono come “rinata” per la seconda volta, aprendomi agli stimoli esterni con curiosità ed entusiasmo. La sensazione di essere stata desiderata ancora prima che accolta si unisce alla certezza dell’autenticità della relazione affettiva vissuta, indipendentemente dal patrimonio genetico di cui sono portatrice. Il “vero” genitore non è chi genera un figlio, ma chi si prende cura di lui quotidianamente, aiutandolo ad esplorare il mondo, per consentirgli di “spiccare il volo” nei cieli della vita con fiducia e determinazione. Graziella Recensioni prospettive assistenzialiSegnaliamo all’attenzione dei nostri lettori i seguenti articoli pubblicati sul numero 174 della rivista “Prospettive Assistenziali”: “Invito a collaborare alla riuscita della Petizione popolare nazionale indirizzata ai Parlamentari per richiedere le risorse necessarie per l’attuazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza”; di M. Perino “I tagli dei fondi statali destinati al settore sociale”; di F. Santanera “Ulteriori azioni dell’Anfaa e dell’Uipdm per la corretta applicazione della legge 431/1967 sull’adozione speciale e per l’adeguamento funzionale dei Tribunali e delle Procure per i minorenni” e infine “Il sistema di welfare: tra tagli e assenza di livelli essenziali”. Rinnoviamo il caldo invito a tutti i soci ad abbonarsi a PROSPETTIVE ASSISTENZIALI, l’unica rivista che dal 1968 ha sempre difeso il diritto alla famiglia dei minori che ne sono privi, ha promosso l’affidamento familiare a scopo educativo, ha chiesto e chiede il pieno riconoscimento etico, giuridico e sociale della filiazione e della genitorialità adottive. L’abbonamento ordinario alla rivista per il 2011 è di 40 €. Per i soci dell’Anfaa, l’abbonamento per il 2010 rimane fissato a euro 30 L’abbonamento può essere sottoscritto tramite le Sezioni Anfaa, oppure versando l’importo sul c.c.p. n. 25454109 intestato ad Associazione Promozione Sociale, via Artisti 36, 10124 Torino. Recensioni“Mentre stai dormendo (lettera a mia figlia sull’adozione)” di Fabio Selini * ediz. Bradipo Libri Commento a cura di Giuse, mamma adottiva Durante gli incontri della nostra associazione, nei colloqui con i genitori, nelle domande fatte dai nostri figli, nelle provocazioni, alla ricerca di verità e della propria storia, le protagoniste sono quasi sempre le mamme. Si dice che le donne più facilmente si raccontano, mettono in gioco le loro emozioni, accettano di condividere gioie e difficoltà. In questo libro esce allo scoperto un padre, che si rivolge alla sua piccola bambina, mentre la vede addormentarsi, raccontandole ancora una volta la bellezza della loro storia insieme. È un racconto ricchissimo di emozioni e di sentimenti, una piccola grande storia d’amore, dove i genitori adottivi possono ritrovarsi, ognuno con la propria personalissima storia, ma tutti nella condivisione di una scelta sofferta e caparbiamente seguita. Alcune riflessioni di papà Fabio mi hanno colpita più di altre, e prima di tutto quando definisce la scelta di diventare genitori di un figlio nato da altri come la più ricca possibile, in cui c’è posto per tanto, ma non per la banalità e la superficialità. D’altra parte, sono storie di gente normale, non di super-eroi, o persone straordinarie, dove l’ansia dell’attesa darà il posto alla gioia di incontrarsi e formare finalmente una famiglia. Papà Fabio dice che la sua bambina ha portato il bene nella casa: come dire che l’adozione è una storia di generosità reciproca, che salva un bambino ma permette ad un uomo e ad una donna di diven-tare genitori. Genitori e basta, senza aggettivi aggiunti. La famiglia si costruisce giorno per giorno,imparando a conoscersi, accogliendo e dando spazio al passato, anche se può essere attraversato da ricordi dolorosi. La certezza è che riconoscere e condividere il dolore aiuta a superarlo, a diventare più forti. Il passato è narrabile, senza essere giudicato, dentro un presente in cui ci sono due persone che aiutano a “ricostruire”, aggiungendo amore, per un tempo che deve ancora venire. Papà Fabio, continua a ripetere alla sua bimba, anche mentre è immersa nel sonno, che le vuole bene. Certo, come i bambini, anche i genitori a volte hanno paura, si sentono soli, inadeguati: “è impossibile dare per scontato l’amore”. Lui usa un paragone bellissimo, quando li definisce come dei trapezisti, in attesa nel vuoto, pronti a scendere quando qualcuno, con un abbraccio e un sorriso, accetta di essere accolto e di fidarsi di loro. Personalmente, credo di sapere di che cosa stiamo parlando: le mie emozioni sono spesso ferme ad un giorno lontano di 23 anni fa, quando nostro figlio, piccolissimo, entrò nella nostra famiglia, a cambiarla, ad arricchirla nel corso del tempo, a completarla. Niente è più stato come prima, si potrebbe dire, ma nessuna altra emozione è mai più stata così forte, e così profonda. Alla fine, si tratta di “riempire una stanza, che prima era una scatola vuota , con mura che non contenevano niente se non l’aria che entrava dalla finestra e il desiderio di riempirla di te”. Questa è un’immagine bellissima che papà Fabio regala a tutte quelle donne e a quegli uomini che hanno deciso di condividere l’avventura della propria vita con un bambino o una bambina “nati dal loro cuore”. * Fabio Selini abita in provincia di Bergamo. Nato nel 1971, è sposato da oltre 12 anni e padre di Daria. Lavora in una grande struttura per anziani come coordinatore del servizio animazione; è anche docente presso un Centro di formazione professionale. Scrive per diletto e per passione, ha pubblicato due thriller, un romanzo e una fiaba dedicati all’adozione, una fiaba illustrata e un libro documento dal tema sportivo. Attualmente, insieme alla sua famiglia, attende l’incontro con il suo secondo figlio… che viene da lontano. Notiziario dalle SezioniSezione di Cuneo Genitorialità al cinema Nell’ambito degli incontri di formazione e sostegno alle famiglie interessate o già impegnate sul fronte dell’accoglienza e della famiglia aperta, la sezione ANFAA di Cuneo, in collaborazione con il “Centro per le famiglie” del Consorzio Socio-Assistenziale del Cuneese, la Provincia di Cuneo e con il patrocinio del Comune, ha organizzato nel mese di febbraio due serate e un pomeriggio di proiezione cinematografica sul tema della famiglia accogliente. La scelta di un linguaggio non convenzionale per dire “accoglienza” quale in questo caso il cinema, è nata dall’esigenza e dalla necessità di aprire il confronto sulle nuove frontiere dell’affidamento e dell’affiancamento a tutta la cittadinanza (cercando di superare così il cerchio ristretto di chi già ci conosce) ed è stata una carta vincente che ha incontrato favorevolmente il nostro pubblico di genitori adottivi, affidatari, single interessati alla tematica, nuove coppie, nonni… Infatti le tre proiezioni, due per adulti e una per bambini, introdotte da un’esperta in storia e critica del cinema, hanno totalizzato 188 presenze per ogni serata (sala esaurita!). Si è cercato di “osare” un linguaggio cinematografico per creare quello spazio emotivo nel quale suscitare “genitorialità altra” della quale si ha urgente bisogno, ricercare nuovi volontari come famiglie affidatarie e affiancanti, far conoscere l’attività dell’associazione sul territorio cittadino. In particolare accrescere la consapevolezza delle responsabilità che la nostra società ha nei confronti dei minori privi del calore di una famiglia, fornire elementi di riflessione e di maturazione nella complessa problematica dell’abbandono e del disagio minorile, suscitare possibilità concrete di accoglienza nella famiglia, aumentando così il numero delle disponibilità per la “banca dati affidamenti” dell’ASL 1 Cuneo. L’obiettivo è stato quello di offrire tre pellicole di qualità, non scontate e introdotte dall’ intervento dell’esperta che ha aiutato il pubblico a gustarle in profondità: “LA PIVELLINA di Tizza Covi, Italia-Austria 2009; VAI E VIVRAI di Radu Mihaleanu, Francia-Israele 2005; UP di Pete Docter e Bobo Peterson, Walt Disney, USA 2009. LA PIVELLINA di Tizza Covi, Italia-Austria 2009 E’ il racconto di un breve periodo della vita di una famiglia di giostrai e circensi che un giorno accoglie Asia, una bimba di 2 anni lasciata sull’altalena di un parco giochi con un biglietto e una foto della mamma in tasca. La bambina si inserisce perfettamente in questa famiglia che cerca di sopravvivere come può al dilagare della mono cultura, continuando a camminare con dignità sulla propria, fangosa strada. VAI E VIVRAI di Radu Mihaleanu, Francia-Israele 2005 1984. Centinaia di migliaia di Africani trovano rifugio nei campi profughi in Sudan. Gli Israeliani, con l’aiuto degli Americani, portano in salvo gli etiopi di origine ebrea, i Falasha. Un bambino viene salvato dalla madre che lo fa salire su un convoglio facendolo passare per ebreo. Verrà adottato da una famiglia israeliana e crescerà con il desiderio di rivedere la madre misto al conflitto interiore dato dalla consapevolezza della non appartenenza. UP di Peter Docter e Bobo Peterson, Walt Disney 2009 Carl Fredricksen è un anziano signore che per tutta la vita ha sognato di girare il mondo, ma ha dovuto scontrarsi coi problemi della realtà quotidiana come le bollette e gli acciacchi dell’età. Quando a 72 anni la vita sembra non offrirgli più tempo per realizzare il suo sogno bussa alla sua porta Russel, un boyscout di 8 anni che deve fare la sua buona azione. Sarà con lui che Carl Fredricksen intraprenderà il viaggio dei suoi sogni in Sudamerica, dove incontreranno animali selvaggi e persino degli inaspettati nemici. Sull’onda positiva di “linguaggi altri per dire ACCOGLIENZA” e inserendoci a buon titolo nel “Mese della famiglia” promosso dal Comune di Cuneo, per il prossimo maggio proveremo a proporre “CHIAMAMI PER NOME” una serata di letture teatrali, tra parole e musica sul problema dell’affidamento familiare. La compagnia è tutta cuneese “Il Melarancio” e così ci dice…”Ci sono esperienze, che sono proprie di tutti i bambini, per esempio la caduta di un dentino o l’arrivo di Babbo Natale, e altre che capitano soltanto ad alcuni, come per esempio avere “un’altra famiglia che accoglie” per un po’. Questo spettacolo è dedicato a tutti quei bambini lì, che “… come Tex hanno rischiato di morire di sete nel deserto, di sfracellarsi giù da una scarpata o di congelare in una tormenta…”, ma poi qualcuno si è preso cura di loro quando qualcun altro, in quel momento non poteva farlo. Parole e musica per raccontare le storie di tanti “affidamenti”, partendo dall’inizio, assaggiandone i desideri (da quelli del bambino, a quelli delle famiglie coinvolte), le fatiche e i piccoli miracoli quotidiani, con uno sguardo che ne fotografa la complessità e i significati, attingendo a suggestioni letterarie, testimonianze, e alla ricchezza del meraviglioso immaginario infantile”. Cinema, teatro, musica, suggestioni …. parlano al cuore. Forse soprattutto di questo abbiamo bisogno! * * * Sezione Lombarda Grazie Giancarlo Ho condiviso con Giancarlo Lesmo, Presidente della Sezione Lombarda per anni, un lungo periodo di intenso lavoro a favore dei minori, di incontri con le istituzioni, dove la sua lunga esperienza aveva sempre la meglio sul linguaggio “politichese” dei diversi Assessori alla famiglia. Le serate a tema su affido e adozione, rivolte a sensibilizzare il pubblico su questi temi, lo hanno sempre visto un protagonista di primo piano nel difendere il diritto dei bambini a vivere e crescere in una famiglia. Le sue esperienze personali e di famiglia come volontario “puro”, l’umiltà con la quale ha svolto la sua attività nell’associazione, il tempo che ha messo al servizio degli “altri”, in questo caso dei minori per dare voce a chi non ha voce, per obbligare all’ascolto chi preferisce girare la faccia dall’altra parte, tutto questo è sempre stato un esempio forte che ha permesso a me e a tutti gli altri amici della Sezione di portare avanti il nostro impegno sempre “dalla parte dei bambini”. Grazie Giancarlo, con affetto. Mariagrazia e gli amici dell’Anfaa Lombarda Perché il gruppo di auto – aiuto per i genitori adottivi? Il primo giorno, a casa insieme: le fantasie lasciano il posto alla realtà. Comincia la vita di tutti i giorni, ma accanto alla felicità di aver realizzato un desiderio nutrito per tanto tempo, ci si trova a dover rispondere a tante domande: domande che riguardano il bambino (o la bambina o i bambini) e domande che riguardano se stessi. La prima è come capirlo, e non solo perché questo piccolo a volte non parla la nostra lingua ma perché bisogna imparare a decifrare cosa vogliono dire i suoi atteggiamenti: i suoi silenzi, la sua acquiescenza o i suoi rifiuti, le richieste d’affetto, insomma quali sono i suoi bisogni. La seconda è come fargli capire quanto si vorrebbe che si sentisse accolto e amato, come fargli accettare le regole e le piccole imposizioni, quanto si desidera che abbia fiducia in coloro che non chiedono che di sentirsi i suoi genitori. I genitori adottivi si accorgono presto che le tante cose che ci si è sentiti dire sulle possibili difficoltà dell’adozione, che le indicazioni e i suggerimenti ricevuti sono sì un prezioso capitale, ma che questo capitale va utilizzato in modo personale perché quelle sono argomentazioni generali, sia pure dedotte da anni e anni d’esperienza, ma lì ci sono loro, ognuno con le proprie diverse sensibilità, modalità d’approccio ai rapporti affettivi, desideri e aspettative: tante e diverse, quanti sono i genitori e i bambini. Si sa che ci vuole tempo e pazienza: tempo e pazienza che variano a seconda dell’età del bambino, la sua storia precedente, il suo carattere, tempo e pazienza che mettono alla prova la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Come per qualsiasi genitore, di fronte alla crescita dei figli, ogni esperienza con loro, ogni tappa è una novità che mette in gioco, perché se razionalmente si sanno tante cose, viverle in prima persona è un’altra questione. Man mano che passa il tempo i genitori adottivi si confrontano con quell’evento particolare che è l’adozione, e si chiedono spesso che cosa veramente essa comporti, oltre al fatto di accogliere un bambino che non è nato da loro e che ha una parte di storia che non appartiene alla loro: quanto tenerne conto, fino a che punto attribuire ad essa le difficoltà che si possono incontrare, come in questo bambino l’adozione e la sua storia possono influire sulla normale vicenda del crescere, come stargli accanto nel modo migliore e vivere questa esperienza con serenità. Capita, quindi, di sentirsi soli, talvolta pieni di dubbi, in difficoltà a confrontarsi con gli altri genitori, che non si pongono le stesse domande, e a chiedersi dove trovare risposte e chiarezza e rinsaldare la propria fiducia. L’incontro con altri genitori che stanno facendo la stessa esperienza è un’opportunità preziosa. Avere occasione di fare il proprio percorso di genitori condividendo gli avvenimenti, le emozioni, i dubbi, non è solo un aiuto nei confronti dei figli, ma è la risorsa per affrontare il percorso della genitorialità adottiva in modo più consapevole e sereno. Nel gruppo si può raccontare ciò che accade ed esprimere ciò che si sente a qualcuno che è in grado di comprendere perché sta affrontando lo stesso cammino; ascoltando e sentendosi ascoltati, ci si riconosce negli altri e si può attingere, pur nelle differenze, dalle esperienze altrui. Se è vero che ciascuno porta avanti la propria vicenda in modo personale, nelle parole e nei racconti dei partecipanti, infatti, si scoprono sempre spunti e suggestioni che poi ognuno può utilizzare, adattandoli a se stessi e alla propria realtà. E, reciprocamente, sentirsi utile, offrendo le proprie esperienze e le proprie riflessioni, in un rapporto di scambio che consente di sperimentare l’adozione non più come una storia un po’ particolare e da vivere in solitudine perché ha aspetti che gli altri non possono comprendere, ma come una vicenda comunicabile e comprensibile. Ci si riconosce e ci si aiuta nei dubbi e nei timori su quei genitori biologici che non si sa quanto contino nella vita dei figli, sulle loro domande, sul loro silenzio a proposito della loro origine. Ma soprattutto, nel rapporto con gli altri, si rafforza il proprio sentirsi genitori e diventa meno gravoso l’impegno di fronte alla difficoltà del quotidiano, la scuola, le amicizie, la socialità, i conflitti che costellano la vita con i figli, perché è così per tutti. Partecipare ad uno di questi gruppi, consente - in virtù della comune natura di genitori adottivi - di fare un’esperienza preziosa per ogni individuo, quella di potersi identificare con la storia e le emozioni degli altri e di sentire gli altri identificarsi con le proprie. E’ questo che fa sì che nel gruppo si riesca ad andare alla ricerca e alla scoperta del significato di ciò che avviene con i propri figli e in se stessi e trovare le chiavi per dare contorni meno confusi a ciò che a volte sembra quasi impossibile da capire e a rendere accettabili le difficoltà. Essere nel gruppo implica rinunciare alla fantasia di poter fare tutto da soli, ma fa scoprire la ricchezza che l’aprirsi agli altri mette a disposizione per sé e per i propri figli. A cura di Maria Pia Gardini, psicologa Chi è interessato a iscriversi ai gruppi che si tengono a Milano, contatti la Segreteria al n. 02.4985528 oppure via mail a anfaamilano@libero.it Sezione di Novara e Piemonte Orientale Convegno: “la violenza intrafamiliare - rimedi civili e penali” Nell’autunno scorso è stata inaugurata la sede di Novara della Camera Minorile in CamMiNo. Si tratta di un’associazione nazionale di avvocati e praticanti che operano prevalentemente nel campo del diritto minorile e di famiglia che ha tra gli scopi associativi lo studio, la ricerca, la formazione e l’aggiornamento professionale di figure altamente specializzate nell’ambito delle suddette discipline. Poiché l’obiettivo prioritario della Camera è la promozione e la tutela dei diritti delle persone, soprattutto dei soggetti deboli, nell’ambito della famiglia e delle formazioni sociali, l’inaugurazione è avvenuta con un Convegno su “La violenza intrafamiliare -rimedi civili e penali”. Tra le interessanti relazioni introdotte dall’evento, ci è parsa di particolare rilevanza “Gli interventi restrittivi e ablativi sulla potestà” tenuta dal Dott. Francesco Sirchia del Tribunale per i Minorenni di Torino. I temi trattati hanno riguardato gli interventi d’urgenza del TM di fronte al danno psicologico ed evolutivo che il minore ha quando subisce maltrattamenti o abusi in famiglia, sia direttamente o anche quando è presente ad episodi violenti tra il padre e la madre pur non essendone direttamente coinvolto. Il relatore ha approfondito gli strumenti che vengono di volta in volta presi in considerazione come: • limitazione della potestà di uno o entrambi i genitori • prescrizioni ai genitori stessi • qualora i genitori risultassero collaboranti: sostegno al domicilio con l’inserimento di educatori nella famiglia • collocamento del minore presso familiari (nonni o altro) • valutazione per un eventuale affido etero familiare con alcune precisazioni: non è facile reperire le famiglie affidatarie che si facciano carico di bambini o ragazzi che hanno subito maltrattamenti ed in ogni caso devono essere famiglie preparate e supportate. Qualora questi strumenti risultassero insufficienti o inadeguati si procede a • decadenza della potestà parentale • allontanamento del minore in modo meno traumatico possibile • dichiarazione dello stato di abbandono e conseguente adottabilità del minore La relazione è continuata con precisazioni relative al ruolo dei difensori, alle relazioni periodiche dei servizi, sottolineando l’importanza delle audizioni sia della famiglia sia – nel particolare – del minore se ha compiuto gli anni 12 ma anche di età inferiore se ritenuto in grado di sostenere il colloquio, in quest’ultimo caso il bambino verrà sentito con una differente modalità (luogo protetto, presenza di una psicologa competente in materia ecc.) Sono state sottolineate nel particolare le procedure seguite: • incarichi ai servizi socio-assistenziali locali • l’importanza del progetto con obiettivo primario recupero della famiglia di origine • successivo riadattamento del progetto in relazione alle dinamiche intervenute La relazione è terminata con l’indicazione che l’affido etero familiare ha senso se non si trasforma in un’adozione mascherata ma anche con un piccolo aneddoto: “Un ragazzina di 14 anni è stata sentita dal TM in relazione alla sua situazione di affidata (già da alcuni anni) presso una famiglia. Alla domanda «ma tu come chiami i tuoi affidatari?» la ragazza risponde «Mamma e papà» aggiungendo subito «perché un bambino ha il diritto di avere vicino qualcuno da poter chiamare mamma e papà». Quando le parole “contano”: il senso dell’adozione. L’AUTOSTIMA CORRISPONDE ALLA “CONSIDERAZIONE CHE UN INDIVIDUO HA DI SE STESSO” (Galimberti U., 1999)
Nei corsi di formazione predisposti nel corso degli anni sia per genitori che per insegnanti si è spesso parlato di autostima in quanto coinvolge grandi e piccoli riguardo al “concetto di sé”. Si è anche predisposto uno schema con frasi negative di svalutazione e frasi positive di valorizzazione. A questo riguardo ci siamo interrogati sia come genitori adottivi che insegnanti sul linguaggio usato in alcuni contesti che coinvolgono sia la scuola che la società, vedi concorsi per la scuola (es. “adotta un bosco” promosso dal Corpo forestale dello Stato e approvato dal MIUR) o le iniziative promosse da Enti pubblici e privati per stimolare l’interesse (e i contributi) della gente verso monumenti o altro (“adotta una piazza, un vigneto, una panchina…” e chi ne ha più ne metta). Il linguaggio usato in questi contesti non è certamente appropriato e non è sicuramente di aiuto rispetto all’autostima di una bambino nato in adozione. Come associazione facciamo un lavoro ad ampio raggio con insegnanti, educatori, famiglie, per far sì che i nostri bambini “stiano bene a scuola” oltre che per far loro superare le difficoltà ed i vuoti dell’ambiente in cui hanno vissuto prima di diventare nostri figli, nati dal cuore. Infatti, l’adozione è l’atto sociale e giuridico in base al quale i bambini diventano figli a tutti gli effetti di genitori che non li hanno procreati e, parallelamente, i genitori diventano padre e madre di un figlio non nato da loro. Siamo entrati nella loro vita a piccoli passi perché i bambini adottati, anche quando hanno una piccola storia alle spalle, avvertono l’ambiente che sta loro intorno con una grande profondità in quanto – avendo vissuto il trauma dell’allontanamento da una situazione particolarmente difficile – non hanno sperimentato il senso di fiducia. Ci chiediamo allora se Enti prestigiosi (come ad es. il FAI) o educativi (come il MIUR) non possano usare termini differenti per sensibilizzare i progetti di cui si occupano. In particolare Enti pubblici e privati usano la parola adozione per raccogliere fondi a sostegno delle loro pur lodevoli iniziative ed a maggior ragione non ci sembra corretto questo collegamento. Vogliamo allora denunciare gli effetti deleteri che le sempre più diffuse “adozioni” fasulle propagandate da mass media per pubblicizzare i più svariati prodotti (adotta una strada, un monumento, un albero, ecc.) hanno su una corretta concezione dell’adozione ma soprattutto sull’autostima dei nostri figli (quale concezione di sé può avere un bambino se paragonato a una panchina o a una villa da restaurare?). È anche scorretto utilizzare la denominazione adozione a distanza per indicare iniziative dirette a supportare progetti nei confronti di bambini e dei loro familiari nei Paesi del sud del mondo e in questo contesto già molti hanno modificato la frase in “sostegno a distanza”. Siamo consapevoli che stiamo parlando di un processo culturale da verificare su tempi lunghi, e che dietro a queste che noi giudichiamo “scorrettezze” si nascondono pregiudizi e non conoscenza del tema delicatissimo delle adozioni. Proprio perché l’esperienza dell’adozione è alla fine quella di una “ famiglia sociale “, aperta agli altri e alle diversità, il nostro impegno continua ad essere quello di farne conoscere e apprezzare il valore, anche lavorando perché i protagonisti di queste storie siano felici. a cura del gruppo di lavoro della sezione di Novara Sezione di Reggio Emilia Un progetto rivolto ai preadolescenti e ai genitori: “Stessi luoghi, sguardi differenti” Viaggio alla Scuola di Barbiana (FI), sulle orme di Don Lorenzo Milani Quando succede, le prime volte, è un po’ una mazzata per noi genitori: ciò che proponiamo ai nostri figli non li interessa più, sembra che viviamo su due pianeti distanti, loro e noi. Dobbiamo rassegnarci quindi a vite parallele, a porte chiuse, a commenti sarcastici sui nostri gusti? Noi pensiamo di no. D’altronde, non è così facile avere occasioni e argomenti di confronto che ci portino a scavare un po’ più a fondo rispetto alla routine degli orari quotidiani.. “E se, senza esagerare con le spese, organizzassimo un viaggio in comitiva?” Ci siamo detti. “E se invitassimo tutte le famiglie che incontriamo, anche se non si conoscono tra loro, basta che abbiano uno o più figli pre-adolescenti?” “E se quel viaggio avesse come mèta un posto bello, in cui avesse per giunta vissuto un personaggio interessante? E se là ci accogliessero dei testimoni avendo una storia da raccontare?” Difficile annoiarsi, in questo caso. Perché poi per i ragazzi c’è anche un compito da svolgere: raccogliere le impressioni dei coetanei, riferirle ai genitori ed ascoltare infine ciò che di questa esperienza ha colpito loro, gli adulti. C’è una sfumatura di gara tra due squadre in tutto questo, è un linguaggio che può essere divertente… La nostra prima tappa è stata Barbiana, sulle colline toscane, una chiesa con una canonica annessa che si raggiunge con un’ora di cammino in salita e che conserva intatte le due stanze in cui Don Milani faceva scuola ai figli dei contadini del circondario. Si era nei primi anni ’60, Firenze e il mondo da lassù parevano lontanissimi; eppure, non essendoci niente da perdere, si poteva osare di tutto. Don Milani faceva in modo che fosse la vita stessa a fare scuola. Ebbene sì, alla fine abbiamo parlato di scuola, tra di noi e con i nostri figli: e quanti stimoli da questa domenica, fortunatamente luminosissima di sole, vissuta insieme! Dopo aver ridisceso il monte, abbiamo costituito due gruppi, uno dei ragazzi e l’altro dei genitori, per commentare l’esperienza e poi unire i nostri sguardi. Proviamo a fornire un riassunto, sotto forma di dialogo, di ciò che ci siamo “portati a casa”: Ragazzi: La scuola è un posto strano, tutti sono uguali, non ci sono differenze né razzismo. Anche Don Milani, che non aveva la Laurea, sbagliava le operazioni e i ragazzi ridevano. Loro non avevano paura del Professore, era un loro amico ed imparavano insieme. Andare a scuola significa imparare a vivere. Adulti: Abbiamo visto una scuola senza libri, dove si studiavano degli esempi, non delle teorie. Abbiamo imparato che si possono fare cose grandi anche con piccoli mezzi. Ragazzi: Le scuole di oggi sono noiose e sembrano dei riformatori. La scuola dovrebbe essere un posto bello in cui studiare e socializzare. Il racconto su Luciano era molto interessante: quel bambino con la sua voglia di studiare e di imparare è un personaggio “contagioso”… Adulti: A volte le nostre scuole indulgono un po’ all’infantilismo, coi disegni colorati alle pareti, i giochi... A Barbiana c’è solo e sempre l’essenziale, si “prendono sul serio” le persone. Ragazzi: (1) Dal mio punto di vista la serietà della scuola è cambiata; ai vecchi tempi i ragazzi erano in difficoltà, incapaci di capire ma con tanta voglia di imparare. Oggi si pensa al divertimento… (2) ... per me la scuola è un luogo di sfogo, in cui posso scatenarmi (ma non troppo) e mi diverto con gli amici per tutto il tempo che voglio; ed è anche un luogo di studio… (3) La scuola di Don Milani, così “a tempo pieno” è bella, trascorrevano così tanto tempo insieme…. Immagino che questi ragazzi si conoscessero davvero molto bene, e con il tempo forse hanno capito le difficoltà e le qualità di ogni membro della “grande famiglia”. Adulti: Don Milani non aveva il concetto di selezione, lavorava con “quello che c’era”. Era esigente con i ragazzi, e al tempo stesso grandemente rispettoso dei loro bisogni. Non era interessato a trasmettere nozioni, ma ad educare, con lo stile dell’ascolto, dell’amore….in fin dei conti, è stato un grande genitore! Ragazzi: Don Milani fu per i suoi alunni una sorta di luce che li guidava, un padre che amorevolmente si occupava di loro, un maestro che credeva nelle loro capacità ed ogni giorno portava avanti la sua missione. Adulti: A Barbiana si cercavano le idee capaci di formare le persone alla libertà, ad essere cittadini, a difendere dei valori anche se controcorrente.. Ragazzi: La scuola, sì, è un po’ noiosa, ma se non ci fosse non potremmo diventare ciò che vorremmo fare da grandi. Adulti: Chi insegna si ritrova ad imparare tanto dai ragazzi che crescono. Ragazzi: la scuola e’ vivere insieme, aiutarsi a vicenda e condividere l’impegno e la fatica, ma anche il divertimento e la compagnia degli altri. Beh, lo confessiamo: proprio in quell’età in cui ci paiono preda della pigrizia più totale, ancorati a ciò che è di moda fare o pensare tra i loro coetanei, i nostri figli possono essere migliori di noi nelle riflessioni, nell’ascolto e nel lavorare in gruppo! Tra i foglietti da loro scritti, ne abbiamo trovati due che ci sembra possano riassumere il livello di raggiungimento del nostro obiettivo. Uno recita: “La giornata mi è piaciuta molto perché c’erano dei vecchi che raccontavano” L’altro addirittura va aldilà delle nostre rosee aspettative e così sintetizza: “Vorrei che la scuola di un tempo si unisse alla scuola di oggi, per creare la scuola perfetta…”. Il successo di questa prima tappa ci ha spinto a prepararne altre due per il prossimo autunno. E ci spinge anche a riparlare di scuola…… Sezione di Torino Sostenere le adozioni difficili Una coppia che si accosta all’adozione difficilmente pensa spontaneamente a un bambino “diverso”; di fronte a lui si sente investita da una responsabilità e da un impegno molto grandi. A volte gli operatori sociali e i giudici, convinti a priori della difficoltà di trovare famiglie disponibili anche per questi bambini, non le cercano e si arrendono con molta facilità, non fanno nulla per sensibilizzare l’opinione pubblica a questo problema. Indubbiamente l’adozione di questi bambini non può avere luogo con le stesse procedure che si seguono per gli altri. Per una scelta di questo genere non basta una motivazione che scaturisca da una scelta “dalla parte degli ultimi” e/o di impegno civile: è necessario che scatti un coinvolgimento interiore che permetta di vedere al di là della “diversità”. Ci sono bambini che, gravemente handicappati, malati o duramente provati dalle gravissime violenze ed abusi subiti, l’hanno trovata, anche attraverso l’Anfaa; il nostro pensiero va a Fabrizio, Andrea, Vincenzo, Ilaria, Federica ... Ma tanti altri la stanno ancora aspettando e forse non l’avranno mai ... Sul versante istituzionale, va ricordato che stiamo ancora aspettando la Banca dati prevista dall’articolo 40 della legge 149/2001, non ancora operativa a distanza di quasi dieci anni, che sarebbe utile anche per poter conoscere le situazioni dei minori dichiarati adottabili e non adottati e per assumere le necessarie iniziative per cercare loro una famiglia. Non ci sono neppure dati relativi all’età e alle condizioni psico-fisiche dei minori adottabili e adottati in Italia: i dati ISTAT, peraltro fermi al 31 dicembre 2007, riportano solo il numero complessivo. Sappiamo unicamente che il Capo dipartimento della giustizia minorile del Ministero della giustizia nella lettera inviata il 17 marzo 2008 al Presidente dell’Osservatorio nazionale sull’infanzia e l’adolescenza ha segnalato che, secondo i dati forniti dai Tribunali per i minorenni, erano 191 i minori «adottabili in via definitiva per i quali non era intervenuto da almeno sei mesi, per la difficoltà a reperire una idonea collocazione familiare, un provvedimento di affidamento preadottivo» . Il loro «mancato affidamento a scopo di adozione è dovuto, in primo luogo, alle condizioni sanitarie gravi o gravissime del minore, le quali, in alcuni casi, comportano la necessità di assistenza medica specialistica e, in secondo luogo, all’età adolescenziale». Alcuni di loro sono stati affidati a famiglie o inseriti in comunità, di moltissimi non viene specificata l’attuale collocazione (viene utilizzata sovente la generica formula “in struttura”) (1). E’ spesso un incontro a determinare una scelta: una famiglia viene a conoscenza, attraverso i canali più diversi, della storia di un bambino e si lascia interrogare. Così può iniziare un’esperienza, un cammino certamente faticoso, ma che può dare la gioia di vivere a un bambino al di là delle sue oggettive menomazioni e molta ricchezza alla famiglia che lo ha accettato. Non si può però pensare che l’adozione di un bambino “diverso” possa riuscire fidando solo sulla disponibilità della famiglia: è indispensabile poter contare su una rete di rapporti umani e sociali intorno ad essa che arricchisca la vita del nucleo familiare e ne impedisca l’isolamento. La loro disponibilità deve essere accompagnata e sostenuta da tutta la società civile e, in primo luogo, dalle istituzioni. Il comma 8 dell’art. 6 della legge 149/2001 recita: «Nel caso di adozione dei minori di età superiore a dodici anni o con handicap accertato ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, lo Stato, le Regioni e gli enti locali possono intervenire nell’ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e all’inserimento sociale, fino all’età di diciotto anni degli adottati» e quindi purtroppo non impegna le istituzioni a fornire gli aiuti previsti in quanto gli stessi sono subordinati alle «disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci». La Regione Piemonte è l’unica che abbia assunto provvedimenti per rendere operative queste disposizioni, erogando attraverso gli Enti gestori degli interventi assistenziali, un contributo spese equiparato a quello per l’affidamento familiare a favore dei genitori adottivi di minori sopra i 12 anni o con handicap accertato, sino alla maggiore età. Secondo gli ultimi dati erano 97 i minori seguiti. Sono questi alcuni degli aspetti trattati nel corso del seminario ‘Come sostenere le adozioni difficili. Il ruolo delle istituzioni e delle associazioni’ promosso da Cismai, Fondazione Paideia e Anfaa a Torino il 26 maggio scorso presso la sede della Fondazione Paideia. Sono interventi Marisa Pedrocco Biancardi, psicologa psicoterapeuta, autrice del libro “La cicogna miope, dalla famiglia che violenta alla famiglia che ripara” (Franco Angeli ed.), Antonella Caprioglio, dirigente in staff alla Direzione Politiche Sociali Regione Piemonte, Alberto Astesano, giudice onorario Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta, Roberto Maurizio, collaboratore Fondazione Paideia, Dario Merlino, presidente Cismai, Emilia De Rienzo, insegnante e scrittrice, Mauro Perino, direttore Consorzio Cisap Collegno – Grugliasco. Ha coordinato i lavori Frida Tonizzo, consigliere Anfaa. Questo Seminario ha rappresentato un primo momento di confronto fra operatori, giudici e associazioni di volontariato, che i promotori si sono impegnati a proseguire sulla base di un documento condiviso. Gli obiettivi sono: individuare ulteriori proposte e percorsi per conoscere tempestivamente le situazioni di questi bambini (prima si interviene, meglio è!), cercare loro le famiglie più idonee e per garantire, anche in questi tempi di crisi, i necessari supporti per il loro miglior inserimento non solo in famiglia, ma anche nella scuola di tutti, insieme agli altri allievi, e nella vita sociale. Coloro che fossero interessati ad approfondire con noi questi temi possono contattare la sede anfaa di Torino (mail: segreteria@anfaa.it). L’ANFAA al salone del libro di Torino Nel corso del 24° Salone del libro che si è svolto a Torino dal 12 al 16 maggio 2011, l’Anfaa è stata invitata ad intervenire alla presentazione del libro “La porta spalancata. Accogliere conviene” (Ed. Sei, 2011) di Adriano Moraglio e Sandro Bocchio. Il volume raccoglie i racconti di una giovane adulta cresciuta in affidamento e di nove coppie che raccontano le loro esperienze di accoglienza di bambini, adolescenti, giovani, anziani, ex tossicodipendenti, ex prostitute. Nel corso della serata gli autori hanno chiamato ad un confronto due realtà associative ben radicate nel territorio torinese: l’Anfaa e Famiglie per l’accoglienza (di cui le famiglie che si raccontano nel libro sono rappresentanti). Per l’Anfaa ho partecipato io insieme a Luisella Guasco (famiglia affidataria socia), mentre per Famiglie per l’accoglienza era presente Agnese Massa e alcune famiglie protagoniste del libro. É stato un momento di confronto importante, in cui è emersa in modo a mio avviso molto significativa la sostanziale differenza di impostazione tra l’Anfaa e Famiglie per l’Accoglienza che definisce la propria associazione “una compagnia di amici” in cui si avverte forte l’ispirazione cattolica. Il mio intervento mirava a sottolineare l’importanza della matrice giuridica dell’affidamento e dell’adozione, in cui la Fede può rappresentare un valore aggiunto per le persone e le famiglie che si aprono all’accoglienza, ma non può e non deve sostituirsi al nucleo fondante questi istituti di tutela, ovvero il riconoscimento di un diritto di ogni minore a crescere in una famiglia. Questa prospettiva, che oserei definire “laica” dell’accoglienza extrafamiliare di minori, rappresenta una risorsa fondamentale che è prima di tutto espressione vera, concreta, sentita, genuina di responsabilità istituzionali coniugate con la corresponsabilità di adulti nella costruzione di genitorialità sociale e di comunità locali solidali e accoglienti. Alessia Ponchia (1) V. al riguardo il Notiziario ANFAA in Prospettive Assistenziali, n. 162/2008. Notiziario dalla Sede Nazionale(tratto da Prospettive assistenziali n. 174) APRIRE LA POSSIBILITà DI ADOZIONE LEGITTIMANTE AI “SINGLES”? IL PARERE DI ALCUNI FIGLI ADOTTIVI ADULTI Un ampio dibattito è stato alimentato dalla pubblicazione della Sentenza n. 3572/2011 della Corte di Cassazione nella parte in cui sembra esortare il Parlamento a rivedere la legge sull’adozione per dare maggiore spazio all’adozione da parte dei “singles”. Come figli adottivi adulti riteniamo che troppa importanza sia stata attribuita ad una sentenza che, di fatto, non fa che confermare i principi che regolano nel nostro Paese l’istituto dell’adozione dei minori. La Cassazione infatti, nel rigettare l’istanza di legittimazione piena presentata da una donna “single” per un provvedimento di adozione ottenuto da un tribunale statunitense, ha ricordato che ai sensi dell’articolo 35, comma 6, legge 184/1983 una sentenza straniera di adozione non può essere trascritta nei registri dello stato civile dello Stato italiano nei casi in cui «il provvedimento di adozione riguardi adottanti non in possesso dei requisiti previsti dalla legge italiana sull’adozione». Viene ribadita, infine, la possibilità per il “single” di ottenere un provvedimento di adozione dagli effetti non legittimanti, ai sensi dell’articolo 44 della legge 184/1983 disciplinante la c.d. “adozione in casi particolari”. Viste le notizie imprecise e distorte diffuse da trasmissioni televisive e giornali, lo stesso ufficio stampa della Corte di Cassazione ha precisato in un comunicato che non c’è stato «nessun invito al legislatore da parte della Corte di Cassazione in materia di adozione», ma la «semplice affermazione» che «in assenza di un’apposita legge (che ove emanata non sarebbe in contrasto con la Convenzione di Strasburgo sui diritti dei minori), non è possibile al giudice accogliere una richiesta di adozione [legittimante] da parte di una persona single». Se proprio si vuole muovere una critica all’Alta Corte, si può osservare che in una materia tanto delicata non è opportuno rendere dichiarazioni che possano alimentare false speranze in coloro che intendono adottare o ingenerare ulteriore confusione in persone già disorientate da una comunicazione mediatica troppo spesso disinformata e parziale. L’ampliamento anche ai “singles” della possibilità di adozione non aiuterebbe alcun bambino in più rispetto alla normativa vigente in quanto le legislazioni della maggior parte dei Paesi d’origine dei minori dichiarati adottabili pretendono, quale presupposto all’abbinamento internazionale, che gli aspiranti genitori adottivi siano eterosessuali ed uniti da vincolo matrimoniale. Va infine precisato che in Italia a fronte di un gran numero di domande solo un piccola percentuale di famiglie riesce ad avere un bambino in adozione: per la precisione si contano circa 15-20 dichiarazioni di disponibilità all’adozione nazionale per ogni bambino dichiarato adottabile; dato che si traduce statisticamente in un 15% di domande soddisfatte. Per l’adozione internazionale la percentuale delle adozioni si aggira intorno al 40% delle domande presentate, in questo caso non per mancanza di bambini adottabili, ma per la scelta degli stessi Stati d’origine dei minori (che tendono ad espatriare solo bimbi grandicelli, trattenendo i più piccoli potenzialmente meno problematici) o per la concorrenza di altri Stati internazionali che si muovono, al medesimo scopo, con politiche di cooperazione più spregiudicate. Se i dati sono questi, perché negare ad un bambino una famiglia composta da entrambe le figure genitoriali? Se l’interesse che vogliamo perseguire è esclusivamente quello del minore, che significato assumerebbe l’estensione dell’adozione ai “singles”? L’unico risultato prevedibile è di aumentare il numero di persone deluse dal fatto di non poter realizzare il loro desiderio per mancanza di presupposti di legge o di minori in effettivo ed accertato stato di adottabilità. A conforto della nostra opinione si è pronunciata la stessa Corte di Cassazione nella sentenza citata dal provvedimento in questione (Cass. 18 marzo 2006, n. 6078) nella parte in cui, nell’ipotizzare un intervento riformatore del legislatore in materia, ha auspicato la previsione di un «criterio di preferenza per l’adozione da parte della coppia di coniugi» e ciò per «l’esigenza di assicurare al minore stesso la presenza di entrambe le figure genitoriali e di inserirlo in una famiglia che dia sufficienti garanzie di stabilità». Un gruppo di figli adottivi Torino, marzo 2011 Dichiarazione di adottabilità e disponibilità dei parenti del minoreLa sentenza della prima Sezione della Corte di Cassazione n. 7504/11 del 14 dicembre 2010, depositata in Cancelleria il 31 marzo 2011, riguarda la situazione dei minori A. e B., dichiarati adottabili dal Tribunale per i minorenni di Roma, provvedimento confermato dalla Corte di appello della stessa città. I ricorsi contro la dichiarazione di adottabilità erano stati presentati da alcuni parenti segnalando che i Giudici avevano ritenuto «irrilevante la disponibilità dei parenti ad accogliere i minori». In particolare il nonno paterno e la bisnonna avevano affermato che avevano avuto «rapporti significativi» con i minori «e ne avevano richiesto l’affidamento» senza però fornire alcuna prova circa «il contenuto di tali rapporti e l’asserita istanza di affidamento». Nella sentenza in oggetto viene precisato dalla Corte di Cassazione che «la pronuncia impugnata, con un’ampia ed appropriata narrativa e con una altrettanto ampia ed approfondita motivazione, evidenzia la sussistenza dell’abbandono, con riferimento alla condizione degradata dei bambini, sporchi, affamati ed infermi, quando si trovavano presso la madre, condizione che aveva inciso in modo gravemente negativo sul loro sviluppo psicofisico» aggiungendo che «i genitori si palleggiavano la responsabilità: da un lato il padre accusava la madre di essere psichicamente disturbata, dall’altro questa affermava che il padre era violento sia nei suoi confronti che in quelli dei minori». Inoltre il Giudice aveva ricordato «un procedimento penale a carico del padre per violenza sessuale e maltrattamenti dei figli». Preso atto che la Corte di merito aveva escluso «la sussistenza di rapporti significativi della nonna e degli altri parenti», la Corte di Cassazione ha giustamente rilevato che «non è sufficiente una mera disponibilità dei parenti (ivi compresi i nonni) a farsi carico dei minori, dovendo comunque sussistere un rapporto sottostante di familiarità ed accudimento, ovvio, al limite, un tentativo di contrastare la condizione di degrado dei minori, con interventi sostitutivi dei genitori od eventualmente con denunce alle autorità di controllo». Pertanto, sulla base delle argomentazioni sopra riportate, i ricorsi sono stati respinti ed è stata quindi confermata l’adottabilità dei minori. (tratto da Prospettive assistenziali n. 174) I diritti delle gestanti e dei loro natiNota giuridica Convegno nazionaleMAI PIU' SOLE: LE ESIGENZE E I DIRITTI DELLE GESTANTI E MADRI CON GRAVI DIFFICOLTÀ PERSONALI E FAMILIARI E DEI LORO NATI. LA PREVENZIONE DEGLI ABBANDONI E DEGLI INFANTICIDI Roma, 11 ottobre 2011, ore 9,30-16 Palazzo Marini, Camera dei Deputati (Buffet in sede) Promotori: Associazione promozione sociale, Prospettive assistenziali e Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie Patrocini richiesti: Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma Presentazione Ci sono gestanti che vivono situazioni di grave emarginazione, sovente giovani o giovanissime, che necessitano prima, durante e dopo il parto di interventi non solo sanitari, a livello consultoriale o ospedaliero, ma anche socio-assistenziali: esse possono trovarsi in gravi emergenze (ad esempio, perdita o mancanza del lavoro e/o della casa e/o di reddito sufficiente per vivere) e avere bisogno di accoglienza (in comunità, presso famiglie, in appartamenti protetti) o di sussidi economici. Molte di loro decidono di riconoscere il loro nato, di prendersene cura anche rivolgendosi ai servizi socio- assistenziali del proprio territorio per chiedere i sostegni di cui necessitano, ma non sempre li ottengono, in particolare quelle extracomunitarie senza permesso di soggiorno. Ci sono poi anche altre donne che sono invece incerte, non sanno che cosa fare del bambino che nascerà, se riconoscerlo o meno, oppure hanno già deciso di non riconoscerlo, avvalendosi del diritto alla segretezza del parto: in questi casi, anche in base alle esperienze finora realizzate (v. al riguardo anche la sintesi del convegno “Il diritto di tutti i bambini fin dalla nascita alla famiglia e la prevenzione dell’abbandono”, tenutosi a Torino il 21 ottobre 2005, pubblicata sul n. 153 bis, 2006 di Prospettive assistenziali) occorre dare alla gestante la possibilità anticipata di riflettere, di verificarsi e di decidere con serenità ed autonomia, fornendo le informazioni necessarie sugli aiuti cui ha diritto sia se provvede a riconoscere il proprio nato, sia se decide di partorire in anonimato. La riservatezza è un elemento fondamentale da tutelare per garantire la vita del nascituro e per rassicurare le donne interessate sul loro effettivo diritto alla segretezza del parto. Come affrontare e dare soluzioni positive a queste emergenze? Nel corso del convegno verranno approfondite queste tematiche: - la legislazione vigente in materia di gestanti e madri con gravi difficoltà personali e familiari e dei loro nati; - le esigenze affettive dei bambini e gli interventi necessari per assicurare consapevoli riconoscimenti e non riconoscimenti; - il sostegno psico-sociale alle partorienti in gravi difficoltà e la collaborazione dei servizi territoriali con quelli ospedalieri; - le scelte delle istituzioni per garantire idonei interventi alle gestanti, alle madri e ai loro nati ed il rispetto del diritto alla segretezza del parto. Segnaliamo che sono attualmente in discussione presso la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati le proposte di legge: n. 1266 del Consiglio regionale del Piemonte, n. 3303 dell’On. Domenico Lucà ed altri, nonché l’articolo 18 della n. 1353 presentata dall’On. Livia Turco. Le suddette iniziative recepiscono la Raccomandazione contenuta nel 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, pubblicato nel novembre 2009, in cui il Gruppo di lavoro, costituito da oltre novanta organizzazioni e coordinato da Save the Children Italia, ha sollecitato il Parlamento ad «approvare una legge che, in attuazione dell’articolo 8 comma 5 della legge 328/2000, preveda la realizzazione da parte delle Regioni di almeno uno o più servizi altamente specializzati, gestiti dagli enti gestori delle prestazioni socio-assistenziali in grado di fornire alla gestanti, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica e cittadinanza, le prestazioni necessarie e i supporti perché possano assumere consapevolmente e libere da condizionamenti sociali e/o familiari le decisioni circa il riconoscimento o il non riconoscimento dei loro nati». Segreteria organizzativa: Anfaa, via Artisti 36, 10124 Torino, tel. 011/812.23.27, e-mail segreteria@anfaa.it La partecipazione è gratuita, ma è indispensabile telefonare (ore 9-12) o inviare una e-mail alla segreteria per la prenotazione obbligatoria. Verrà comunicato il codice di iscrizione, necessario per l’accesso al convegno. Le iscrizioni si ricevono nei limiti della capienza della sala. Cfr. la nota giuridica sui diritti delle gestanti e dei loro nati. |
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