Anfaa e scuola

Negli ultimi anni, il sistema formativo italiano ha registrato un incremento notevole della frequenza di alunni con situazioni personali e familiari particolari, comprese le decine di migliaia di minori in adozione e in affidamento familiare a scopo educativo. Sono aumentate anche le problematiche sociali ed educative connesse agli aspetti di una società multietnica.

La scuola di ogni ordine e grado può contribuire concretamente, fra l’altro:

  • a un corretto processo di socializzazione di ogni minore
  • alla piena integrazione scolastica, nonché familiare e sociale, degli alunni in difficoltà
  • al superamento di stereotipi, a volte presenti negli stessi libri di testo, come quello legato a una rappresentazione dei rapporti familiari basati sui soli legami biologici
  • alla promozione del cambiamento culturale che deve vedere i minori soggetti dei diritti e non oggetti dei bisogni degli adulti
  • all’educazione alla solidarietà sociale, contro l’emarginazione e le sue gravi conseguenze.

La documentazione sul piano pedagogico e didattico raccolta in questi ultimi anni offre, proprio a chi opera nel campo dell’educazione e dell’istruzione, un insieme di riflessioni, esperienze e strumenti utili ad affrontare con maggiore conoscenza di causa i casi più difficili di integrazione scolastica, familiare e sociale. Inoltre testimonia la sensibilità e l’impegno diffusi tra i docenti in questo delicato settore.

Ad esempio, le esperienze didattiche realizzate nella scuola di base e documentate nei volumi “Siamo tutti figli adottivi” e “L’affidamento familiare si impara a scuola” dimostrano come sia possibile proporre, con linguaggio ed esemplificazioni adatte all’età, un’idea di genitorialità e filiazione fondata non solo sul rapporto biologico, ma soprattutto su quello affettivo. Tale percorso educativo può essere molto proficuo sul piano didattico: può prendere le mosse da un approccio etologico e richiamare l’attenzione sul pari valore di altre “civiltà”; può consentire un avvicinamento ai problemi dell’emarginazione, può favorire la riflessione sulla dimensione concretissima dei rapporti nella propria famiglia, sottolineandone la reciprocità tra genitori e figli.

Come ha affermato il professor Giorgio Chiosso, Ordinario di pedagogia generale all’università di Torino nel Convegno “Adozione in pericolo”, tenutosi a Genova il 29 maggio 1999: “Chi da anni opera a stretto contatto con l’educazione e l’istruzione di minori con difficoltà familiari, o in adozione oppure in affidamento, continua a ricordarci che si tratta di bambine e bambini in cui la deprivazione affettiva subita nella prima infanzia, o la presenza di deficit o handicap uniti a tale deprivazione, possono incidere negativamente sullo sviluppo personale, possono indurre sofferenze anche acute e penose problematiche conseguenti, possono influire pesantemente sull’apprendimento”, precisando che:

“Ma anche gli alunni in adozione e affidamento più fortunati e sereni esigono dalla scuola una particolare attenzione e atteggiamenti ispirati a sensibilità e delicatezza, in modo da prevenire possibili disagi collegati ai loro diversificati rapporti familiari. E questo va detto sia nel normale svolgimento delle concrete attività didattiche (come proporre in seconda elementare un approccio alla storia che sia rispettoso delle storie personali e non induca nei bambini adottati false comunicazioni o silenzi preoccupanti?), ma anche nella compilazione degli stessi documenti scolastici.

D’altra parte vi sono pure allievi e allieve dall’apparente normale vita familiare che possono presentare, com’è esperienza comune, problematiche più o meno latenti di disagio collegate alle relazioni intrafamiliari. E non mancano i casi in cui ricade sulla scuola una grave responsabilità, non solo morale ma anche giuridica, quando viene a conoscenza che un alunno sta subendo di fatto un grave abbandono familiare, oppure situazioni di maltrattamenti o abusi.

Tali alunni e tali problemi debbono essere oggetto di attenzione da parte dei docenti e dei dirigenti scolastici. Con tutta la delicatezza possibile, essi possono essere oggetto di segnalazione ai servizi sociali di territorio e/o alla magistratura minorile. Ma più in generale essi possono rappresentare anche occasione di “risorsa per fare scuola”, per “parlare di famiglia a scuola”, per avviare in tutti gli alunni un’educazione ai rapporti familiari, sviluppando i sensi autentici di maternità, paternità e filiazione”.

L’ANFAA ritiene che il sistema formativo, alle soglie del terzo millennio, debba compiere un’importante azione formativa: l’educazione ai rapporti familiari. Essa – come ha ancora sottolineato a Genova il professore Giorgio Chiosso -“deve entrare a far parte dei cosiddetti saperi del Duemila. Non possiamo continuare a pensare che ci si debba occupare di aspetti così centrali nella vita di ciascuno e così rilevanti dal punto di vista sociale solo quando il cattivo funzionamento dei rapporti familiari ha prodotto danni talmente gravi da risultare spesso irreversibili. Fra l’altro si tratta di una fondamentale opera di prevenzione. La formazione delle nuove generazioni passa anche attraverso la consapevolezza dell’importanza di sani rapporti familiari. La mancanza di cure adeguate può limitare fortemente i gradi di libertà di quello che gli psicologi definiscono come “spazio potenziale di vita” dell’individuo, ovvero quell’insieme di cognizioni, abilità e competenze che bambine e bambini hanno a disposizione per interagire con l’ambiente e per adattarsi ad esso”.

Alla luce di quanto esposto, l’ANFAA insieme all’Associazione Promozione Sociale, alla Scuola dei diritti “Daniela Sessano”, all’ULCES e alla rivista Prospettive Assistenziali, ha organizzato a Torino lo scorso anno scolastico, 1998-1999, un Corso di aggiornamento che si è articolato in otto sessioni di lavoro:

  • Il diritto dei minori alla famiglia. Aspetti giuridici e psico-sociali
  • I minori con difficoltà familiari. Il ruolo della Scuola e dei Servizi Socio-assistenziali per favorire la permanenza del bambino nel suo nucleo d’origine
  • Genitorialità biologica e genitorialità adottiva. Il ruolo della scuola per una corretta informazione sui rapporti di filiazione, maternità e paternità. Presentazione delle otto unità didattiche sul tema “Siamo tutti figli adottivi”
  • Adozione internazionale, solidarietà a distanza ed educazione alla mondialità L’affidamento familiare: una famiglia in più per i minori con difficoltà familiari
  • “L’affidamento familiare si impara a scuola”. Presentazione di nove unità didattiche per i bambini delle classi materne ed elementari
  • Dal progetto educativo ad una programmazione didattica attenta alle situazioni di partenza di tutti gli alunni
  • Esperienze esemplari di integrazione di alunni deprivati con gravi difficoltà in adozione o affidamento

Relatori del Corso sono stati giuristi, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e insegnanti. Hanno portato le loro esperienze genitori adottivi e affidatari insieme a giovani affidati e a figli adottivi adulti.

Questo Corso aveva lo scopo di fornire ai partecipanti (insegnanti delle scuole materne, elementari e medie inferiori) una maggior conoscenza degli aspetti socio-psicologici ed educativi in materia e l’acquisizione di ulteriori strumenti operativi atti anche a favorire l’inserimento scolastico dei minori in affidamento o adottati.

Il corso di aggiornamento – già positivamente sperimentato negli scorsi anni anche in altre realtà – aveva l’obiettivo, raggiunto, di documentare su tali realtà, a sostegno della piena integrazione scolastica, familiare e sociale di tutti gli alunni.

Tra i contenuti del corso: il diritto dei minori alla famiglia; aspetti pedagogici, psicologici e giuridici; la società complessa e l’eterogeneità dei modelli familiari; l’implicazione della situazione familiare sullo sviluppo psico-sociale e sull’apprendimento scolastico; il ruolo dei docenti e dei capi istituto; la carta dei servizi, la programmazione educativa e didattica in relazione alla diversità delle situazioni familiari degli alunni; aree disciplinari e contenuti specifici: proposte didattiche; i documenti scolastici degli alunni in situazioni particolari (affidamento familiare “a rischio giuridico” e preadottivo).

Riteniamo che sarebbe necessario rilanciare questa iniziativa in altre realtà, coinvolgendo anche, ove possibile, l’Università (ad esempio il Dipartimento di Scienze dell’educazione) e il MIUR.

La sede nazionale dell’ANFAA è a disposizione per fornire ogni ulteriore informazione in merito.

Strumenti operativi validi si sono rivelati i due libri  Siamo tutti figli adottivi”  e L’affidamento familiare si impara a scuola e la fiaba Ti racconto l’affidamento“.

Ecco perché ci sembra importante segnalare le unità didattiche, riportate nei volumi Siamo tutti figli adottivi, di L.Alloero, M.Pavone, A. Rosati, con prefazione di G. Perico, edito da Rosenberg & Sellier, Torino e L’affidamento si impara a scuola di L.Alloero, M.Farri, M.Pavone, L.Re e A.Rosati, al quale è abbinato il libro Ti racconto l’affidamento, entrambi sono editi da Utet Libreria, Torino.

Queste unità didattiche stimolano negli allievi riflessioni sul significato dell’accoglienza e accrescono la loro sensibilità sociale sui problemi dell’infanzia con gravi difficoltà familiari o in stato di adottabilità.

Le suddette pubblicazioni possono essere utili sotto molteplici aspetti:

  • le esperienze sono state affrontate in scuole “normali”, dimostrando che il sistema formativo può anche farsi carico dell’educazione sociale e familiare operando in un’ottica di prevenzione
  • le proposte educative coinvolgono direttamente gli alunni e le loro famiglie nella riflessione, sollecitando contributi originali
  • la realizzazione vede coinvolti in modo paritario sia gli operatori scolastici, sia quelli dei servizi socio-sanitari che hanno saputo individuare obiettivi comuni e operare insieme nel concreto senza attendere di dover far fronte a situazioni ormai patologiche

I volumi indicati sono in vendita presso l’Associazione Promozione Sociale, Via Artisti 36, 10124 Torino, tel. 011-8124469 e sono reperibili anche presso la sede nazionale e le sezioni locali dell’ANFAA.