16/11/2007: 12:55 Età: 3 anni

Fermiamo i ladri di bambini

 

Il CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia di fronte all’ennesimo “furto di bambini” ricorda quanto sia importante agire nel pieno rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali.

Non è la prima volta. E non sarà nemmeno l’ultima. I bambini vengono considerati merce, comprati e venduti, sottratti con l’inganno alle famiglie dei Paesi in via di sviluppo o in situazioni di guerra per soddisfare la voglia di genitorialità delle coppie che vivono in quella parte di mondo più fortunata.

L’ultimo scandalo riguarda il Ciad e un’organizzazione francese, accusata di aver cercato di rapire 103 bambini. Bambini che non troveranno una nuova famiglia e molto probabilmente non potranno nemmeno ritornare da quella a cui sono stati strappati.

Il CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, è stata la prima associazione italiana ad occuparsi di adozione internazionale. Dal 1968 trova in Italia una mamma e un papà per bambini “nati lontano” che siano in reale stato di abbandono, per i quali non sia stato possibile il reinserimento nella famiglia d’origine o in una famiglia locale.

“Questo è un caso eclatante – denunciano al CIAI- ma certo non isolato”. Tutti i giorni, in tanti paesi lontani, persone senza scrupolo che lavorano per organizzazioni europee o statunitensi, sottraggono alle famiglie meno abbienti i bambini considerati “più appetibili”, piccoli e sani, tanto richiesti dal “mercato occidentale”.
Le Autorità preposte di ogni paese dovrebbero porre la massima attenzione al rispetto delle procedure, prima fra tutte la verifica del reale stato di abbandono dei bambini che vengono proposti per l’adozione internazionale.

“Atteggiamenti non sufficientemente rigorosi possono addirittura far sì che le associazioni che lavorano seriamente, rifiutando corruzione e inganno, risultino penalizzate, escluse e messe in condizione di non lavorare più” dice Graziella Teti, responsabile del settore adozioni del CIAI.


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