22/11/2007: 16:03 Età: 3 anni

NO ALLA RUOTA

 

No alla ruota, sì all'assistenza alle gestanti e al neonato, sì alla garanzia del segreto del parto

Abbiamo letto con vivissima preoccupazione sul Corriere della Sera di Sabato 17 novembre, nella Cronaca di Milano, che a Milano, martedì 20 novembre sarà “inaugurata la –Culla per la Vita- : strumento innovativo donata alla città, grazie alla generosità dell’Associazione Venti Moderati e la collaborazione della Fondazione Irccs Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena”

Questa iniziativa, sostenuta addirittura da un rappresentante delle istituzioni e che ci riporta indietro al Medioevo, quando si chiamava la “Ruota degli Esposti”, ignora che le donne che non intendono riconoscere il proprio nato hanno diritto di partorire in assoluta segretezza negli ospedali e nelle altre strutture sanitarie e di essere quindi seguite dal punto di vista medico-infermieristico come tutte le altre partorienti, per assicurare al neonato le cure necessarie.

Dal 1927 le Province e la Regione Autonoma della Valle d’Aosta sono obbligate ad assistere a livello sociale le gestanti in difficoltà, assicurando i necessari interventi prima, durante e dopo il parto. La legge 34/2004 della Regione Lombardia ha trasferito le competenze delle Province in materia di gestanti e madri a tutti i Comuni, ma quelli di piccole dimensioni non sono in grado di fornire i servizi adeguati; è quindi necessario individuare Comuni capofila (orientativamente cinque), come l’Anfaa ha già richiesto nella petizione inviata alla Regione e corredata da circa cinquemila firme.

Si segnala inoltre che le gestanti nubili e le madri hanno diritto ad avere tutti gli aiuti di natura socio-assistenziale per essere in grado di responsabilmente riconoscere o non riconoscere il proprio nato e di acquisire gli strumenti necessari per il proprio reinserimento sociale. La partoriente non deve essere lasciata sola né prima né dopo il parto.

Nel caso in cui non sia stato effettuato il riconoscimento, l’atto di nascita del bambino è redatto con la dizione “nato da donna che non consente di essere nominata” e l’ufficiale di stato civile, dopo avergli attribuito un nome e un cognome, procede entro dieci giorni alla segnalazione al Tribunale per i minorenni ai fini della dichiarazione di adottabilità ai sensi della legge 184/1983.

In tal modo a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva, scelta dal Tribunale fra quelle che hanno presentato domanda di adozione al Tribunale stesso.

La donna che decide, per motivi a volte anche drammatici e spesso in completa solitudine, di non diventare la madre del piccolo che ha partorito in ospedale non riconoscendolo come figlio, compie una scelta “responsabile” che merita il rispetto di tutti, quel piccolo non è abbandonato, ma affidato alle istituzioni perché possa trovare al più presto un papà e una mamma.

Chiediamo al Comune di Milano, alla Direzione della Clinica Mangiagalli e alle Associazioni promotrici di questa iniziativa un incontro urgente per meglio illustrare le nostre vivissime preoccupazioni al riguardo e rinnoviamo alla Regione Lombardia la richiesta urgente dell’emanazione di una normativa specifica che garantisca anche nella nostra Regione una reale tutela delle gestanti in difficoltà e dei loro nati sia prima, durante e dopo il parto.

Con la preghiera di pubblicazione

Il Presidente della Sezione Lombarda

Antonino Vitanza

Il presidente della Sezione di Como

Maria Grazia Floridi

Il presidente della Sezione di Monza Brianza

Marco Torlaschi

Milano, 19 novembre 2007

Iscritta nel registro del volontariato della Regione Lombardia con D.P.G.R. n. 50318