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20/04/2012: 08:40
Falsi riconoscimenti di paternità e obblighi degli Ufficiali di stato civile - letteraIll.mi - Anna Maria Cancellieri , Ministro dell’Interno - Presidenti Tribunali...
03/03/2012: 12:56
Adesione alla richiesta del Comitato ParimaternitàTesto della petizione inviata ai Ministri Fornero e Riccardi: Gent.mo Ministro...
02/10/2011: 17:16
Mai più sole: le esigenze e i diritti delle gestanti e madri con gravi difficoltà personali e familiari e dei loro nati. La prevenzione degli abbandoni e degli infanticidiPresentazione Ci sono gestanti che vivono situazioni di grave emarginazione, sovente giovani o...
05/07/2011: 09:26
In memoria di Giancarlo LesmoÈ recentemente mancato Giancarlo Lesmo che è stato Consigliere Nazionale nonché presidente della...
25/03/2011: 16:45
Aprire la possibilità di adozione ai single? Il parere di alcuni figli adottivi adulti.Aprire la possibilità di adozione ai single? Il parere di alcuni figli adottivi adulti. Un ampio...
21/01/2011: 13:11
L'ANFAA dice basta alle discriminazioni - Comunicato stampaComunicato stampa: L’ANFAA DICE BASTA ALLE DISCRIMINAZIONI Nei giorni scorsi alcuni quotidiani...
19/12/2010: 17:28
Positiva sentenza del TAR del Piemonte: ordinanza n. 901/2010Ordinanza n. 901/2010 del Tar del Piemonte che accoglie la richiesta di sospensione della Delibera...
04/12/2010: 13:51
Intervento ANFAA all'audizione Affari Sociali della Camera dei deputatiTRACCIA DELL’INTERVENTO DEI RAPPRESENTANTI DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE ADOTTIVE E...
01/12/2010: 14:00
Conferenza Naz. della Famiglia - interventi ANFAA ai gruppi di lavoro: sostegno adozioni difficili; "di chi siamo figli?"; la scuolaLe sottoscritte Associazioni intendono richiamare la Vostra attenzione sulla necessità di sostegno...
30/11/2010: 15:48
Conferenza Nazionale della Famiglia: interventi ANFAA ai gruppi di lavoro: Gestanti e madri in difficoltà - Famiglie affidatarie di neonati raccontanoIL RUOLO DELL’ANFAA A SOSTEGNO DELLE ESIGENZE E DEL DIRITTO DELLE GESTANTI E MADRI IN...
30/11/2010: 10:02
Dieci punti per rilanciare l'affidamento familiareDIECI PUNTI per rilanciare l’affidamento familiare in Italia Le Associazioni e Reti...
05/11/2010: 16:36
Lettera aperta ai promotori della Conferenza Nazionale della Famiglia
AI PROMOTORI DELLA CONFERENZA NAZIONALE DELLA FAMIGLIA:
Dipartimento per le politiche della...
23/06/2010: 18:18
NO alla ruota a Roma - comunicato stampaLE “RUOTE” DEI NEONATI NON SOLO NON SERVONO MA DERESPONSABILIZZANO LE ISTITUZIONI CHE DOVREBBERO...
04/12/2009: 09:37
Lettera aperta ai magistrati minorili sull'adozione miteCon l’adesione di CSA (Coordinamento Sanità assistenza fra i movimenti di base) e la rivista...
04/08/2009: 13:11
Appello al Presidente NapolitanoAppelllo al Presidente della Repubblica Napolitano
04/06/2009: 13:02
Lettera a Carlo Giovanardi sottosegretario di Stato con delega alla famigliaApprendiamo dal decreto di ripartizione del Fondo per le politiche della famiglia, da Lei...
22/05/2009: 09:35
Comunicato stampa su figlio adottivo suicidaComunicato stampa: L’ ANFAA DICE BASTA ALLE DISCRIMINAZIONI
26/01/2009: 12:00
Adozione e non riconoscimento alla nascita- lettera di una figlia adottiva pubblicata da Repubblica il 27-12-2008 - lettera integrale di... Archivio ->
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01/12/2010: 14:00 Età: 1 anni
Conferenza Naz. della Famiglia - interventi ANFAA ai gruppi di lavoro: sostegno adozioni difficili; "di chi siamo figli?"; la scuolaLe sottoscritte Associazioni intendono richiamare la Vostra attenzione sulla necessità di sostegno delle adozioni “difficili”.
L'art. 6, comma 8, della legge n. 184/83, così come modificato dalla legge n. 149/01, dispone che «Nel caso di adozione dei minori di età superiore ai dodici anni o con handicap accertato ai sensi dell'articolo 4 della legge 5 febbraio 7992, n. 104, lo Stato, le Regioni e gli Enti locali possono intervenire, nell'ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e all’inserimento sociale, fino all'età di 18 anni degli adottati». Ci rammarichiamo che la legge, trattando un così delicato argomento, non abbia imposto un obbligo alle istituzioni a fornire gli aiuti previsti in quanto tutto è subordinato ai «limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci». A quanto purtroppo ci risulta e come confermato dal 2° Rapporto CRC (v. pag. 75) solo la Regione Piemonte ha deliberato, finora, in tal senso. In base alle positive esperienze finora realizzate (esemplare a questo riguardo quella di Nicola descritta dalla sua mamma adottiva Giulia Basano nel libro "Nicola, un'adozione coraggiosa") riteniamo che l'adozione di un bambino "diverso" non possa riuscire contando solo sulla disponibilità della famiglia. Sono infatti necessari non solo una rete di rapporti umani e sociali che arricchisca la vita del nucleo familiare e ne impedisca l’isolamento – in questo senso è fondamentale l’operato delle associazioni – ma anche e soprattutto dei servizi che le istituzioni preposte sappiano mettere a disposizione di queste famiglie. Per una buona riuscita di queste adozioni è indispensabile un accurato e competente lavoro di sensibilizzazione della comunità e di selezione e formazione delle famiglie. È inoltre indispensabile un sostegno continuato nel tempo da parte degli amministratori e degli operatori che garantisca un aiuto psicologico, i necessari interventi riabilitativi, un corretto inserimento scolastico,il collocamento lavorativo nei casi in cui il soggetto, superata l'età dell'obbligo scolastico, ne abbia le capacità e un adeguato contributo economico. A maggior ragione, qualora, nel percorso di affidamento di minori con handicap o particolari problematiche, maturassero condizioni per un passaggio condiviso all'adozione (disponibilità della famiglia, decreto di adottabilità del Tribunale dei Minorenni, positiva valutazione dei Servizi), sarebbe auspicabile la continuità del sostegno di affiancamento psico-sociale ed economico alla famiglia adottiva.
Per attuare quanto previsto dall’articolo sopra citato, la nostra proposta è che gli Enti gestori degli interventi assistenziali corrispondano ai genitori di minori italiani e stranieri adottati dall’età di 12 anni in poi (quest’età potrebbe essere anche abbassata ….) e a quelli con handicap accertato un contributo economico, indipendentemente dal loro reddito, almeno pari al rimborso spese corrisposto agli affidatari, fino al raggiungimento della maggiore età dell’adottato. Le Regioni dovrebbero inoltre prevedere, nella delibera o legge che assumeranno al riguardo, che le provvidenze di cui sopra siano estese anche ai genitori adottivi dei minori, di qualunque età, che – per la gravità delle loro condizioni (gravi malattie o abusi e violenze subite) – necessitino di specifici supporti. Se queste richieste verranno accolte si creeranno condizioni migliori per favorire le adozioni dei bambini grandicelli o portatori di handicap.
Il futuro di tanti bambini soli dipende anche dai sostegni che le Istituzioni saranno in grado di assicurare alle famiglie che li accoglieranno.
Restiamo disponibili inoltre, nel rispetto delle rispettive competenze di ogni soggetto, ad aprire un costruttivo confronto con Lei, quale rappresentante nazionale degli Assessori ai Servizi sociali, al fine di concretizzare al più presto lo spirito della legge con delibere in merito e relativi finanziamenti specifici. Hanno aderito: ANFAA (Associazione Nazionale Famiglie Adottive ed Affidatarie); AFAIV (Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita); LA GABBIANELLA ED ALTRI ANIMALI Di chi siamo figli? Riflessioni di un gruppo di figli adottivi adulti a cura di Graziella Tagliani Vogliamo portare alla Conferenza i risultati di un breve viaggio tra le idee e i ricordi emersi dal confronto di un gruppo di figli adottivi adulti che si sono posti una serie di interrogativi: “E’ un nostro diritto imprescindibile essere informati sulle origini?” e inoltre: “Come, quando, in quali modi e fino a che punto è opportuno ricevere tali informazioni?”. Questi temi negli ultimi anni hanno dato vita a un dibattito che ha diviso i magistrati, gli esperti di settore e l’opinione pubblica in generale, rivelando così la centralità focale di un argomento solo apparentemente marginale. Riteniamo che l’identità di una persona si costruisca nell’ambito di un processo dinamico di interazione con la realtà, all’interno delle relazioni affettive più significative stabilite con le figure di massimo riferimento, particolarmente nel tempo della prima infanzia. É nel quotidiano esplicitarsi di queste relazioni che si definisce la personalità di ciascuno di noi, indipendentemente dal patrimonio genetico di cui siamo portatori. È l’ambiente familiare che educa il figlio e ne forma i lati essenziali del carattere, costituendo la base della sua personalità. Questo principio fondamentale consente di riscoprire il significato autentico non solo della “filiazione naturale”, ma anche e soprattutto dell’ “adozione”. RUOLO EDUCATIVO DELLA FAMIGLIA E SISTEMA FORMATIVO Proposte operative dell’Anfaa su bambini adottati e affidati a scuola a cura di Mariagrazia Floridi
Famiglia e scuola appaiono oggi come due mondi chiusi e autoreferenziali che non sono più in grado di stipulare un “patto” per l’educazione dei bambini. Incidono sulle difficoltà della relazione le importanti trasformazioni socio-culturali in atto nella società contemporanea, su entrambi i versanti, quello familiare e quello scolastico. Perché si giunga ad una effettiva condivisione della responsabilità occorre, però, che ognuna delle due parti, secondo il proprio compito, si metta in gioco e rischi: c’è una specificità professionale del corpo docente, c’è una specificità educativa dei genitori. Specificità che devono integrarsi. Oggi più che mai è importante una riflessione collettiva sulla scuola, su dove sta andando e su quali finalità si pone. La scuola è un luogo privilegiato di osservazione dei nostri giovani e per ogni ragazzo la scuola rappresenta nel bene e nel male un bel pezzo di vita.
E’ necessario affiancare la scuola, offrirgli risorse e mezzi, saperi e esperienze, lavorare insieme perché la scuola diventi veramente una risorsa per l’integrazione; è necessario progettare una scuola con tante finestre aperte che sappiano guardare la realtà in tutte le sue sfaccettature:
· La realtà dei bambini che cambiano ( sono ormai tanti i figli adottivi e i bambini in affido familiare….) · La realtà delle famiglie : famiglie adottive, affidatarie, genitori separati, coppie di diversa etnia…)
Affrontando il tema dell’inserimento dei bambini affidati e adottati nel contesto scolastico, verifichiamo che quasi tutti i bambini oggi sanno subito di essere adottati, almeno ce lo auguriamo. E’ un bene che tutti sappiano che un bambino è figlio adottivo, soprattutto che lui lo sappia e che sia preparato a dirlo. Non molto tempo fa la condizione di figlio adottato veniva tenuta nascosta con effetti devastanti sulla psicologia della persona, oggi essere figlio adottivo è essere figlio a tutti gli effetti, perché ciò che legittima la genitorialità non è più il legame di sangue, ma il legame affettivo.
Se però è giusto e corretto che un bambino si presenti a scuola con tutta la sua storia, non è però, realistico affermare con certezza che il bambino, in quanto figlio adottivo, non incontrerà delle difficoltà. Ancora molti sono i pregiudizi, la cultura dell’adozione non è ancora patrimonio di tutti e la scuola non sempre è preparata, spesso gli insegnanti non sono in grado di affrontare i cambiamenti che, del resto, hanno investito molte famiglia e possono contribuire a creare pregiudizi, a partire dai libri di testo.
Un bambino adottato deve superare, più di altri, una serie di ostacoli per sentirsi inserito prima nella sua famiglia e poi nel contesto più ampio di appartenenza . Infatti quando un bambino raggiunge la sicurezza psicologia di appartenere ad una famiglia in quanto si prende cura di lui, questa sicurezza a volte può vacillare di fronte al non riconoscimento esterno dell’ ”altro”.
Il bambino allora che si troverà a dover affrontare domande, curiosità o richieste degli insegnanti e dei compagni, potrà trovarsi in difficoltà nel rispondere, nel dare una spiegazione della sua situazione, il genitore non è presente ed è lui che deve trovare le parole per raccontarsi. Si troverà forse di fronte a domande quali: “qual’è la tua mamma vera o a dover portare fotografie della sua infanzia che non ha, perché non adottato subito dopo la nascita.
Ciò che gli era stato raccontato sarà messo in discussione dai pregiudizi e dagli stereotipi di cui il mondo in cui viviamo è ancora intriso. Dall’esperienza dei genitori adottivi è emerso quanto possa essere dannoso affrontare quel percorso didattico che viene chiamato “ la storia della famiglia”, utilizzato in genere come approccio alla storia e in cui si chiede per esempio di portare fotografie da appena nato. Il bambino si trova a dover rispondere a delle domande sul suo passato, a confrontarsi con la storia degli altri, a dover ripercorrere tappe dolorose della sua vita e non trova le parole.
La foto rappresenta il “ricordo”, è un documento importante della sua esistenza e per questo ha una valenza così emotiva e profonda. La fotografia nella famiglia è l’elemento visivo della loro storia: quella presente e quella lontana dei nonni e dei bisnonni e così si collegano e intrecciano i fili che tengono uniti i vari momenti della propria esistenza. E’ il libro illustrato della storia della famiglia.
L’album di fotografie del bambino adottato non comincia dalla nascita, il suo album comincia dopo: dalla sua adozione che ha per lui il significato di una seconda nascita. Quel “prima” che non compare rappresenta una parte della sua vita di cui molto spesso lui sa molto poco o niente, ma che è ugualmente parte integrante della sua storia
Anche i bambini affidati possono avere una storia difficile, aver subito traumi più o meno profondi che li hanno segnati, sono bambini insicuri, che possono manifestare il proprio disagio sotto varie forme. Il più delle volte non riescono a stabilire rapporti soddisfacenti con il mondo esterno, rischiano di essere esclusi dal gruppo dei pari, faticano ad avere amici e nell’apprendimento. Nella famiglia affidataria essi possono trovare pian piano quella sicurezza, quel senso di appartenenza di cui tanto hanno bisogno; sono bambini alla ricerca continua di spazi affettivi.
Ma la famiglia non basta: anche la scuola deve fare la sua parte. La scuola deve essere una comunità che accetta il bambino con tutta la sua storia, perché possa accettarla anche lui, che accetti la sua diversità e ne faccia tesoro. Forse quindi la mente in chi ha avuto un passato difficile non riuscirà a trovare spazio per le richieste che le verranno dalla scuola se queste non verranno dosate, se anche nella scuola non ci sarà una figura che sia per lui un riferimento. Non bisogna pensare però che sia un bambino segnato per sempre: l’esperienza ci ha invece insegnato che i bambini hanno grandi risorse che aspettano solo di essere attivate.
La scuola che sa accogliere bambini in adozione e in affidamento offre opportunità di crescita personale, affettiva, sociale, sa vivere un’esperienza di diversità come risorsa, sa raccontare e raccontarsi negli effetti e nelle emozioni.
Questi bambini hanno alle spalle spesso una storia familiare molto diversa dai loro compagni di classe, che fanno fatica ad accettare. Si sentono esclusi nella comunicazione, perché le stesse parole “padre, madre, fratello, sorella” possono avere una connotazione diversa per loro e per i loro compagni. Un giorno ad un corso di aggiornamento un’insegnante ha detto che non riusciva a capire perché un bambino, suo allievo, non le avesse mai detto di essere un figlio adottivo: bisogna avvicinarsi in punta di piedi a questi bambini, creare momenti di ascolto, di discussione. L’importante è che pian piano capiscano che quello che hanno vissuto non è una colpa, non è qualcosa di cui debbano vergognarsi, tocca a noi creare un’atmosfera che non li faccia sentire a disagio. Accompagnare i bambini con molta fiducia, perché hanno bisogno di credere che la loro vita ha una possibilità di riscatto, che c’è la possibilità di uscire dal passato non per dimenticarlo, ma per unirlo al presente e al futuro.
Questi bambini hanno bisogno di una buona dose di stima dell’altro per poter accrescere dentro di sé un po’ di autostima, che per loro è veramente molto bassa. Ogni bambino deve imparare a sentire di avere una storia di cui può diventare protagonista e non solo soggetto passivo: se il passato in un certo senso gli è stato dato, il futuro può appartenergli.
In conclusione è importante che i bambini che hanno una storia “diversa” dietro di loro, sappiano che ci sono dei momenti, dei luoghi e delle persone anche nella scuola, oltre che nella loro famiglia, in cui si può parlare liberamente di sé, di tutto quello che si vuole dire. Cosa può diventare un’aula scolastica in quest’ottica: facciamo nostra la definizione della Zambrano : uno spazio di speranza aperto a tutti.
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