GABRIELLA E FRANCESCA,  STORIA DI UN AFFIDO

            Senza papà - che non ha mai conosciuto – con la mamma particolarmente concentrata su sé stessa a causa di problemi di salute, Francesca è vissuta parecchi anni in istituto e l’unico legame familiare  è stato quello con una zia che  non poteva però tenerla con sé.

            Gabriella è un’insegnante – single, giovane e sportiva - che ha aperto le braccia a Francesca con un affido familiare da tutti considerato “difficile” per l’età della ragazza (15 anni).  Gabriella racconta e, al di là dei particolari,  cerca di farci capire quello che è passato nella loro testa – ma soprattutto nel loro cuore – nei tre anni che hanno trascorso insieme.

            “Ogni volta che Francesca entrava nel salone del collegio, magrissima, piccolina, le gambette storte, i capelli unticci, con una fioritura di brufoli, pensavo “sembra Topo Gigio” perché la sua bocca andava da un orecchio all’altro in un sorriso accattivante.       L’aiutavo a studiare  matematica, ma la matematica non le interessava proprio: aveva voglia di chiacchierare.  Dopo un anno di matematica e chiacchiere, alla morte della sua mamma, avevo incominciato ad invitarla a casa mia la domenica, poi il sabato e la domenica.

                Quando ho capito che stavo troppo male sapendola in collegio tutta la settimana e lei mi ha chiesto “Perché non mi fai stare con te sempre?” ho deciso, ed è venuta ad abitare con me. Lo scopo era quello di farle vivere le esperienze di una ragazzina di 15 anni.  Le difficoltà erano molte perché in collegio aveva sognato molto e la realtà era diversa dai suoi sogni.

                Man mano si creava dei legami nuovi di amicizia e affetto con le compagne di scuola, con i ragazzi del gruppo scout  e della parrocchia, con le compagne della scuola di danza. Andavamo al cineforum, a sciare, in discoteca; facevamo parte di un gruppo teatrale e lei era coccolata da tutti i miei amici.  Ha passato la fase trucco-mascherone, minigonne un po’ troppo mini, innamoramenti violenti, sofferti, brevissimi, gelosie nei miei confronti, tradimenti di amiche, crisi di abbandono, crisi di onnipotenza, delusioni nel lavoro. Insomma, eravamo sempre nei casini.

                Io galleggiavo a stento in una marea di emozioni, cercando di aiutarla a capire quello che le succedeva, ma soprattutto lasciandola il più libera possibile, con la paura costante che le succedesse qualcosa. Parlavamo molto ed io mi chiedevo se quel che le dicevo e che lei ascoltava distrattamente, con aria di sufficienza –sotuttoio – o con smorfie seivechiaesuperata  -  servisse a qualcosa. Pessimo, ancora oggi che ha trent’anni, il rapporto con i soldi.

                La mia grossa difficoltà era soprattutto di non avere un conforto sul mio modo di interpretare quello che succedeva, sul mio pormi nei suoi confronti. Ho cercato aiuto dalla psicologa del servizio (anche Franci è stata seguita da un’altra psicologa del servizio sociale), dai suoi professori, da amici che avevano figli, dai gruppi di genitori che frequentavano l’ANFAA.

                Tra me e Francesca si è creato un legame forte, che continua anche ora che vive in un’altra provincia. E’ sempre piccolina e magrissima, ha sempre il sorriso da Topo Gigio, ma è diventata molto carina, cuore di mamma mi farebbe dire “bella”.  Ha sempre un pessimo rapporto con i soldi e con il lavoro e le riesce sempre bene il mettersi nei pasticci. Ha una bambina, bellissima, dolce e serena e tra loro si guardano con occhi furbi e pieni d’amore. Per lei questa bambina rappresenta la sicurezza di un legame d’amore che non finirà mai: è la sua creatura. Ci telefoniamo di sovente: non posso risolvere i suoi problemi ma posso farle sentire il mio affetto; Franci sa che le voglio bene anche quando non sono d’accordo con lei  Quando diceva bugie, io le urlavo “Pinocchio, Pinocchio!!” e mi ha lasciato senza fiato quello che mi ha detto ultimamente: Francesca: “La sincerità è fondamentale in un rapporto” Gabriella: “Ti ricordi questa frase che ti dicevo?”  Francesca: “Ma Gabri, io mi ricordo tutto, parola per parola, quello che mi hai detto e che mi dici”

                Allora ho capito che per lei sono importante, sono la sua mamma.