Sostegno dai Servizi

L’affidamento prevede il mantenimento e, ove possibile, il   rafforzamento dei legami del bambino con la sua famiglia d’origine.

Il supporto agli affidatari

Gli affidatari devono ricevere dai Servizi Sociali e Sanitari le informazioni necessarie che riguardano il minore, la sua situazione familiare, la sua storia, le sue esperienze, i suoi legami e venire a conoscenza degli elementi utili per comprendere le sue difficoltà, le sue  richieste e le reazioni al nuovo ambiente. Essi devono garantire la necessaria riservatezza sulle informazioni ricevute e non divulgare a terzi quanto hanno appreso. Devono inoltre essere consultati dagli operatori anche in relazione alla  periodica verifica dell’evoluzione del progetto.
Per gli operatori realizzare un affido non significa soltanto mettere insieme la “domanda e l’offerta” ovvero, la disponibilità di una famiglia col bisogno di un bambino. Significa piuttosto seguire e portare avanti in tutta la sua complessità l’intero progetto dell’affido.
Il compito degli operatori è pertanto molteplice, si rivolge infatti contemporaneamente al bambino, alla famiglia d’origine e alla famiglia affidataria.

Come e attraverso quali modalità

La famiglia affidataria riveste una duplice ruolo: è contemporaneamente “utente del servizio”, rendendosi disponibile all’affido, e “risorsa del servizio” nel momento in cui collabora per il progetto di affido.
E’ qui necessario sottolineare che la famiglia affidataria e gli operatori del Servizio hanno un obiettivo comune:  la famiglia affidataria accoglie un bambino con lo scopo di reinserilo nel suo nucleo di origine; il servizio redige un progetto che, sulla base dei bisogni del bambino, indichi in che modo deve essere accolto dalla famiglia affidataria, in che modo può migliorare i suoi rapporti con la propria famiglia, attraverso e dopo quali fasi o cambiamenti può essere reinserito nel nucleo d’origine sostenendo la famiglia lungo tutto il percorso.

Il monitoraggio del progetto

Talvolta, nel progetto di affido possono comparire ostacoli, cambiamenti legati a comportamenti imprevedibili del bambino, di alcuni o di tutti i membri della famiglia di origine, oppure cambiamenti delle condizioni generali di vita o di salute di qualcuno degli attori del progetto. Le famiglie affidatarie sono perciò chiamate a svolgere un compito non facile. Devono innanzitutto osservare i comportamenti e le difficoltà del bambino, relazionando in merito ai Servizi. La fiducia reciproca è quindi fondamentale. Solo la condivisione delle situazioni permette agli operatori di aiutare la famiglia affidataria a tollerare sofferenze e difficoltà e meglio comprendere lo sviluppo del minore.
La presenza degli operatori del Servizio ha una frequenza che varia nei diversi momenti dell’affido, correlata alla difficoltà che l’affido incontra. Risulta particolarmente intensa nei momenti più difficili e cruciali come l’inizio, la chiusura o eventi particolari (litigi, separazioni, cambiamenti di programma, interventi dell’autorità giudiziaria) che possono riguardare la famiglia affidataria, il bambino e anche la famiglia d’origine.

Altre modalità di aiuto

Nel progetto di affido sono attivabili altri interventi legati alle necessità del minore e degli affidatari  quali, ad esempio:

    • l’affiancamento di un educatore
    • la frequenza di un doposcuola
    • una vacanza organizzata senza la famiglia affidataria

 

Scheda a cura dell’Anfaa

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