Lunedì 7 gennaio 2019 il Corriere della Sera ha pubblicato, nella pagina di Torino, un interessante inserto riguardante la possibilità per la donna di partorire in ospedale in anonimato. Si tratta di un’inchiesta di Chiara Sandrucci che contiene articoli  sui servizi dell’assistenza all’infanzia e raccoglie testimonianze sul tema. Di seguito le pagine in pdf:

Corriere di Torino-I figli della città

Corriere di Torino-famiglie pronte ad accogliere

Corrriere di Torino-storia e ricordi di una donna nata da parto anonimo (dal sito)

Unico neo sono i titoli degli articoli: i termini  “abbandonati”, figli di N.N., ex trovatella ( sul sito ) rimandano a realtà superate, degne dei libri di appendice dell’ottocento…. 

Come anche precisato dalla giornalista la scelta che compie la donna che decide per motivi anche drammatici, di non diventare la madre del piccolo che ha partorito non riconoscendolo come figlio, compie una scelta responsabile che merita il rispetto di tutti: quel piccolo non è abbandonato bensì consegnato alle istituzioni perché lo inseriscano al più presto in una famiglia; va considerato tale solo quello che viene lasciato in luoghi dove la sua vita è messa a repentaglio…Anche rivangare il temine figlio di N.N. rappresenta uno stigma, che fortunamente, anche grazie all’azione svolta a suo tempo dall’Associazione Nazionale Famiglie Adottive e affidatarie ( Anfaa) , è stato superato, come pure il termine “trovatella” riferito alla figlia adottiva non riconosciuta alla nascita che rimanda alla condizione di bambine/i abbandonate/i e poi “trovate/i”…Niente a che vedere con i parti che da decenni  avvengono in ospedale, garantendo la necessaria assistenza sanitaria alla partoriente che si avvale del diritto all’anonimato  e al suo nato.

Importante l’articolo del Forum delle famiglie:  Parto in anonimato-Diritto e valore irrinunciabile