LETTERA APERTA

20 aprile 2026

TUTELA DELLE GESTANTI IN GRAVI DIFFICOLTÀ E DEL LORO NASCITURO – Diritto alla segretezza del parto.

Riflessioni e proposte


Vorremmo intervenire a proposito degli articoli pubblicati in merito al ritrovamento nella culla per la vita di Bergamo di un neonato per fare alcune necessarie considerazioni.

Diritto alla segretzza del parto

Anzitutto sarebbe stato molto opportuno segnalare che in base alle leggi vigenti in Italia le donne che non intendono riconoscere il proprio nato (ivi comprese le donne coniugate e le extracomunitarie senza permesso di soggiorno) hanno diritto di partorire in assoluta segretezza negli Ospedali e nelle altre strutture sanitarie e di essere, quindi, seguite dal punto di vista medico-infermieristico come tutte le partorienti, assicurando inoltre al neonato, l’assistenza sanitaria e le cure di cui necessita.

In questi casi l’atto di nascita del neonato è redatto con la dizione “nato da donna che non consente di essere nominata” e l’Ufficiale di Stato Civile, dopo aver attribuito al neonato un nome ed un cognome, procede entro 10 giorni dalla formazione dell’atto di nascita e alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni per la dichiarazione di adottabilità ai sensi della Legge 4 maggio 1983, n. 184 e successive modifiche.

Così, a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva scelta dal Tribunale fra quelle che hanno presentato domanda di adozione.

Commovente, quasi straziante, il messaggio lasciato verosimilmente dalla partoriente: “Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare… Ma sei stato tanto amato”; questo messaggio deve interrogarci sul fatto se la sua scelta – che merita tutto il nostro rispetto e la nostra comprensione – sia stata una scelta libera, non “forzata” in mancanza di altre possibili alternative. Comunque pubblicare il suo messaggio rappresenta una grave violazione della privacy da parte del personale sanitario che si è preso cura del piccolo e dagli stessi organi della informazione che l’hanno dato in pasto ai lettori.

Le culle per la vita presentano forti limiti.

Come evidenziato nell’ l’8° Rapporto CRC (CRC Convention on the Rights of the Child – acronimo di Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) presentato nel giugno 2015:

Nell’intenzione dei loro promotori, le culle dovrebbero contrastare l’abbandono dei neonati, tuttavia non solo si sono rivelate inefficaci a realizzare tale obiettivo (ndr dato che finora sono stati pochissimi i neonati depositati), ma rischiano di incentivare i parti in ambienti privi della più elementare assistenza sanitaria, con gravi pericoli per la salute e la vita stessa della donna e del neonato.

Infatti, come è ovvio, le donne in condizione di grave disagio personale e socio-economico non hanno alcuna possibilità di sopportare le spese che comportano i parti a domicilio effettuati con le necessarie garanzie sanitarie per la donna e il neonato. Inoltre le culle, a differenza dei parti in ospedale, non offrono la possibilità di raccogliere i dati sanitari della partoriente, relativi ad esempio a possibili malattie geneticamente trasmettibili o altro, la cui conoscenza potrebbe rivelarsi utile, in futuro, per il loro nato.

Dalla nostra esperienza associativa possiamo citare anche esempi concreti in cui la segretezza al parto è invocata dalla stessa neonata – diventata adulta – non riconosciuta alla nascita. “Una Vita in dono” è un bellissimo libro in cui l’autrice, Claudia Roffino, racconta tale esperienza di vita vissuta, a conferma pratica di quanto sopra esposto.

È inoltre indispensabile che queste donne, indipendentemente dalla loro scelta in merito al riconoscimento o non riconoscimento del loro nato, non siano lasciate sole dopo il parto dalle istituzioni ma vengano garantite loro le tutele previste dalla attuale normativa.

Lo ripetiamo: tutte le donne, nubili o sposate, straniere con o senza il permesso di soggiorno, ovunque risiedano, che aspettano un bambino e intendono riconoscerlo o non riconoscerlo hanno il diritto di essere seguite dai servizi sanitari.

Appello dell’Anfaa

I mezzi di informazione dovrebbe informare le gestanti sui loro diritti, compreso il diritto alla segretezza del parto, promuovere l’informazione corretta nei loro confronti affinché la loro scelta sia meditata e consapevole ed i servizi siano adeguati alle loro esigenze.


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