Quel che sul piano educativo viene fatto o trascurato nelle famiglie e nelle scuole [..] ha delle ripercussioni non solo sui bambini e sui giovani direttamente interessati, ma indirettamente anche sulle comunità di vita alle quali essi appartengono e sul loro avvenire. Per questa ragione l’educazione dei giovani non è un affare puramente privato dei genitori, ma interessa anche la società nel suo insieme. (Brezinka, 1989)
di Giacomo Favretto

Perché parlare di adozione a scuola.

La scuola continua ad essere l’ambiente in cui i bambini e i ragazzi si misurano con gli altri, sia sul piano relazionale che degli apprendimenti, e costituisce per ognuno di loro un’importante occasione di verifica del proprio valore e di costruzione della propria identità.

Negli ultimi anni, la scuola italiana ha registrato un notevole incremento della frequenza di alunni con situazioni personali e familiari complesse, ed un aumento delle problematiche sociali ed educative legate agli aspetti di una società interculturale. La scuola deve, quindi, contribuire a un corretto processo di integrazione-socializzazione, al superamento di stereotipi culturali, alla promozione del cambiamento sociale, accogliendo le diversità e dando loro un significato ed un valore. Purtroppo, però, spesso gli insegnanti vengono lasciati impreparati ad affrontare situazioni nuove e l’accoglienza è affidata al caso: mancano strumenti educativi adeguati, una formazione personale e culturale aggiornate, strategie di collaborazione tra scuola e famiglia.

Una riflessione seria e concreta, ad esempio, andrebbe fatta rispetto all’accoglienza in classe di bambini e ragazzi adottati o in affido familiare. Questi alunni sono da considerare una risorsa, perché offrono l’occasione di ragionare, con le dovute cautele e con il massimo rispetto, su nuovi concetti di famiglia e solidarietà, e di confrontarsi sui vissuti, a volte complessi ma sempre emotivamente arricchenti.