L’incontro con il bambino

Dopo l’accettazione della proposta di abbinamento, che i coniugi devono sottoscrivere e che l’ente invierà all’Autorità straniera, la coppia dovrà attendere un tempo più o meno lungo, che varia da paese a paese, per poter incontrare il proprio bambino.

L’ente cura la fase dell’incontro fra la coppia ed il bambino nel Paese straniero, attraverso un proprio referente in loco, che “segue le modalità di trasferimento in Italia e si adopera, affinché questo avvenga in compagnia degli adottanti o dei futuri adottanti”.

Laddove il Paese straniero non preveda tempi più lunghi, la Commissione per le adozioni internazionali ha indicato che non possono essere inferiori a 10 giorni per i bambini sotto i 5 anni e a 20 giorni per i bambini di età superiore, ovvero il tempo necessario per conoscere il bambino ed instaurare un rapporto con lui o per vincere le eventuali iniziali resistenze o diffidenze e per ottenere il provvedimento di adozione e l’autorizzazione all’ingresso in Italia.

In alcuni Paesi, soprattutto quelli sudamericani, la permanenza di 45-60 giorni insieme al bambino è una condizione per il perfezionamento dell’adozione, perché si vuole verificare in modo concreto la positività della prima convivenza ai fini di una buona riuscita dell’adozione.

Nei Paesi dell’Europa dell’Est la permanenza si aggira intorno ai 10-20 giorni, ma spesso i viaggi da effettuare sono due o tre.

In alcuni Paesi africani la permanenza è di circa 10-15 giorni ed il viaggio è unico.

Il viaggio ed il primo periodo di convivenza insieme, nel Paese d’origine, sono fondamentali per conoscere l’ambiente da cui il bambino proviene, capire la sua storia, le sue peculiarità; ma anche per porre le fondamenta per una prima reciproca accoglienza.

L’incontro potrà avvenire all’interno di un istituto o di una casa-famiglia. E’ un momento bellissimo, carico di emozioni forti, contrastanti e difficili al tempo stesso.

Potrà accadere che il bambino non abbia mai avuto una famiglia, o un genitore di riferimento, quindi potrebbe mostrarsi diffidente verso due sconosciuti; oppure che ne abbia avuta una di cui conserva terribili ricordi e quindi si dimostri spaventato; o che, invece, l’abbia persa e sia rimasto orfano, ma ne serbi un bel ricordo.

Ecco perché, laddove è possibile, è importante conoscere la storia del bambino ed essere aiutati e sostenuti nei primi incontri, così da capire meglio le sue reazioni ed i suoi comportamenti, che sono vari e molteplici.